Digitale purpurea

Il seguente racconto, vincitore ex aequo del contest “Tre narratori” bandito dal blog “Argonauta Xeno“, si vale dell’editing di Salomon Xeno, ideatore del blog e del contest.

L’orizzonte è una nuvola di polvere in attesa di essere spazzata via. La terra nient’altro che una landa desolata consegnata all’eternità.

Qualcuno, non ricordo chi, raccontava di un tempo in cui il cielo non aveva il colore della cenere. Sosteneva che un globo di luce illuminava il mondo e riscaldava la vita.
Era un’epoca lontana, diceva, ma credo fossero tutte invenzioni di una mente malata. La mente, con l’età, ci abbandona, ecco tutto. Non siamo che un mucchio di frammenti tenuti insieme da una colla cattiva. Ci lasciamo indietro i pezzi e neanche ce ne accorgiamo. Continua a leggere

Più leggero di una piuma

bast

Cose piccole si muovono nel buio, all’ombra della Piramide Cestia.
In quel luogo che da sempre è il prediletto per gatti e gattari di Roma, si raduna la moltitudine felina nell’ora riservata al cibo e alle carezze di nonna Franca, eterna vecchina votata ai gatti di strada.
Si era ai principi di Novembre e qualcosa di insolito stava per accadere, nella stradina tappezzata di foglie gialle spalmate sull’asfalto. Continua a leggere

Il passaporto

moschin

Nessuno teme il freddo pungente di Dicembre, all’interno di un autobus notturno dai vetri appannati. Quand’ecco che d’un tratto, inaspettato come una tormenta di neve che si abbatte nella stanza calda e raccolta, sale il controllore, e una vistosa agitazione serpeggia nell’abitacolo ricolmo di confusa umanità.
— Biglietti, prego!
Dev’essere perché il biglietto non ce l’ho, che il cuore comincia a sussultare. Cerco di convincermi che, in fondo, quest’uomo in divisa non può nulla. Se gli arti tremano, è certo per il freddo, non per la paura. È vero, sono uno straniero senza permesso di soggiorno, ma chi può farci caso?
Mi limito quindi a osservare la scena, senza fare movimenti sospetti che possano in qualche modo segnalare la mia presenza. Continua a leggere

L’oro dell’oriente

marcopolo

Shang-Du, 15 Giugno 1275

Un passo nel meraviglioso padiglione sospeso sui bambù, e ai tre mercanti venuti dall’Occidente parve di essere usciti dal deserto per mettere piede in un sogno. Condotti dai servi alla presenza del signore dei signori della Cina, i tre uomini si inginocchiarono per rendergli omaggio; a lui avevano promesso, anni addietro, di tornare e consegnare in dono quanto il sovrano aveva richiesto. Per onorare tale impegno erano occorsi quattro anni e innumerevoli sacrifici, perché il viaggio li aveva strappati da Venezia per portarli nei territori della Siria, poi in Persia e infine nel Catai. Continua a leggere

Nero come la neve

nerocomelaneve

Aprile 1945.
Sapevamo che c’era la guerra, che esistevano il male e l’orrore.
Eppure la guerra, il male e l’orrore ci apparivano quali favole remote, incapaci di raggiungerci, perché sull’Appenzell non c’erano che spesse coltri di neve in inverno e un mare d’erba punteggiato da anemoni e violette in estate. La guerra si riduceva a frammenti di suoni trasmessi da radio instabili, suoni che non potevano toccarci, noi che avevamo trascorso l’infanzia seppellite nella neve dell’Appenzell, noi che sbocciavamo in un’adolescenza educata nelle tristi primavere dell’istituto Rosenberg, nel cui recinto eravamo state disposte da madri previdenti e padri facoltosi. Continua a leggere

In fondo al cuore della città silente

infondoalcuore

La luce, facendosi strada attraverso le vetrate della porta, illumina la panchina di metallo, la bacheca in disuso e lo sportello ligneo della biglietteria, chiuso. La foto mostra un luogo d’altri tempi, l’intonaco staccato dai muri scrostati.
Eppure, di là dalla porta chiusa, si intuisce il sole. Questo basta a rendere quel posto assai più desiderabile del mio presente. Continua a leggere

Giordano e l’angelo

giordanoangelo

Giordano guardò lo schizzo e lo confrontò con la statua di fronte a lui.
Raffigurava uno splendido angelo a guardia di un sepolcro nel Cimitero civico, scelto tra tanti come modello da ritrarre per l’espressione dolente e solenne insieme, i capelli animati da una brezza immaginaria, la muscolatura affiorante sotto le vesti lievi. Continua a leggere

Il marchio

Warning: questo racconto si ispira all’immaginario di Lovecraft e se ne sconsiglia la lettura alle donne in dolce attesa.

Ilmarchio

20 Ottobre 1928, Castello dell’Abatemarco, lettera di Cecilia Rinaldi

Mia cara sorella
Esiste in questo mondo un luogo che possa dirsi sicuro dalle ombre della notte?
Non mi riferisco a un posto dove sia possibile per il corpo sfuggire al comune destino della malattia e della morte; intendo, piuttosto, un porto in cui almeno l’anima possa acquietarsi, al sicuro da qualsiasi tempesta. Continua a leggere

Un gioco da ragazzi

Torremezzo

1986. L’estate è inevitabile e io non so nulla di nulla.
Non conosco ancora la copertina del primo numero di Dylan Dog né i fiori di Gae Aulenti che si schiudono dall’alto dell’Orsay, non so che un cervello pakistano ha infettato i computer di tutto il mondo e un Corazon filippino è il primo presidente donna asiatico, non mi sfiora il sospetto che i sette astronauti bruciati nel cielo non siano piloti di Top Gun ma dello Space Shuttle.
Tutto quello che so è che devo essere un fulmine, se non voglio essere colpita. Continua a leggere

Il segreto del liuto

ilsegretodelliuto

Era Mastro liutaio da trent’anni e quel liuto avrebbe voluto tenerlo. Ma il giovane figlio del re, durante una battuta di caccia aveva scoperto la sua bottega nel bosco, e adesso lo stava chiedendo per sé.
– Dimmi il suo costo. Si tratta dello strumento più bello tra quanti ho mai visto.
Asserì il ragazzo con voce cristallina, che sapeva farsi diamante.
Mastro Hardun sospirò, sgonfiando il ventre di zampogna.
– È l’unico pezzo da cui non posso separarmi, maestà. Qualsiasi altro lo pagherete metà: lasciatemelo, vi prego. Continua a leggere

La dama in rosso

ladamainrosso

Giovanni percorreva il vicolo buio, incurante degli sguardi dei derelitti che incrociavano i suoi passi per le calli di Venezia. Ai suoi occhi, quei disgraziati apparivano quali sarebbero stati in un futuro non troppo lontano: cadaveri putrefatti, scheletri nudi e misere carcasse.
Da un momento preciso, nella sua esistenza, la visione delle cose e delle persone era mutata: attorno a lui non c’erano che rovine e salme in decomposizione. Le carni imputridivano, ospitando vermi; i seni delle donne, pieni di rughe, si avvizzivano e cadevano brano a brano; i capelli si imbiancavano, crescevano e cadevano a velocità accelerata. Continua a leggere

Sic Transit…

sictransit

L’inquietudine nella chiesa si aggira come un serpente silenzioso. Seppur invisibile, piccoli indizi tradiscono la sua presenza: uno scatto improvviso, una voce dal timbro roco, una smorfia di insofferenza.
Sarebbe impercettibile per qualcuno che non appartenga all’ambiente. Ma non c’è altro luogo che io conosca altrettanto bene, perciò nulla mi sfugge delle dita nervose e ingioiellate dei nobili, del capo chino e quasi rassegnato dei ricchi mercanti, delle rughe scavate dei mendicanti cui, nel fondo della navata, in piedi, non si nega la funzione domenicale, la messa dei fedeli. Continua a leggere

Lo specchio dell’anima

cipher
“Deorum manium iura sancta sunto.”
“Siano sacri i diritti degli dei degli Inferi.”
(Legge delle XII Tavole)

“Da quando Ottobre è diventato il mese dell’estate che non vuole morire? Di questo passo – mi dicevo tra un’ora di lezione e l’altra – festeggeremo Halloween col costume da bagno”.
Facendosi la ricorrenza ogni giorno più vicina, cresceva tra gli studenti la consapevolezza di un pensiero comune, che prendeva corpo nel ragazzo seduto all’ultimo banco. Il suo aspetto si incupiva ogni giorno di più, e tutti quanti sapevano il perché.
Io, che per istinto o per vigliaccheria di solito tendevo a evitarlo, mi decisi a sedermi accanto a lui e domandare:
– Come stai?
Andrea alzò la testa, stupito, quasi quanto me:
– Abbastanza bene. E tu? Continua a leggere

L’ultimo sogno alla fine del mondo

WALL EIn principio, nella camera, era il buio.
Poi una timida luce dorata faceva la sua comparsa, aumentando d’intensità, fino ad acquistare una tonalità rossa: un cuore di metallo si era risvegliato.
Con gesti spigolosi e lenti, lo scheletro meccanico si muoveva, re dimenticato nel regno della confusione e della ruggine.
L’appartamento era un vecchio monolocale ricolmo del ciarpame più disparato, dove ogni oggetto sembrava attendere il suo demiurgo, l’occasione di una nuova vita che mano sapienti avrebbero avuto il potere di donare. Continua a leggere

Sole accecante

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“A penzolare appesi con un cappio al collo nel cesso della scuola ci si fa veramente una figura di merda”.
Lo ammetto, questo è stato il mio primo pensiero quando ho visto quella ragazza. La conoscevo di vista, sapevo che si chiamava Elisa e che l’avevano presa di mira quelli di terza. Lei era in prima liceo, mingherlina, nella classe accanto alla mia. E adesso che dondola inerte, la corda stretta al collo, puntellata sulla finestra, occhi bassi e lingua di fuori, sembra essersi allungata. È cresciuta tutta d’un colpo. Continua a leggere

La dama della torcia

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Egregio prof. De Michelis, Le invio la mia approssimativa traduzione del “Codex” ritrovato nei dintorni di Grenoble. Il volume, che versa in condizioni discrete e non presenta significative lacune nel testo, è opera di un anonimo del ‘500 e consta di un florilegio di storie ispirate alla materia epico cavalleresca.

“Gli scrigni delle belle storie traboccano delle gesta di antichi cavalieri, vissuti al tempo in cui gli esempi di cortesia e onore, nobiltà e coraggio brillavano in gran misura nelle città e nelle campagne. Ma, poiché i racconti sulle loro dame risultano assai più rari, renderò giustizia alle gentili col narrare la storia di Eliana, dama della Torcia. Continua a leggere

Un regalo per Alois

Alois

– Non mi ricordavo di aver scavato così a fondo.
Gilbert poggiò il piede sulla vanga, perché andasse in profondità.
– Già, chi l’avrebbe detto che dei mocciosi avessero tutta quella forza!
Lavoravamo di buona lena dalla fine del tramonto e si era fatto ormai buio pesto. In una notte di Natale senza stelle avevamo deciso di farci un regalo, andando a disseppellire il nostro tesoro. Il nostro segreto.
Finalmente urtammo contro qualcosa.
– Ci siamo. Continua a leggere

La bella estate di nonna Fernande

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Anche se non era davvero nostra nonna, tutti nella pensione la chiamavamo grand-mère Fernande. Aveva capelli bianchi raccolti assieme agli affanni, rughe e malanni scolpiti in un groviglio interiore. La porta della sua stanza era sempre un po’ aperta, come il suo cuore. Nell’uno e nell’altra, del resto, non c’era più nulla da rubare.
Dovevano piacerle il calpestio delle nostre scarpe verdi al ritmo di Le temps de l’amour di Françoise Hardy e i rimbrotti di maman crepati d’intonaco vecchio, credo. Quando tossiva, mi affacciavo sulla soglia per sbirciare la sua figura, curva alla finestra.
Grand-mère, vi porto qualcosa? Continua a leggere