Il passaporto

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Nessuno teme il freddo pungente di Dicembre, all’interno di un autobus notturno dai vetri appannati. Quand’ecco che d’un tratto, inaspettato come una tormenta di neve che si abbatte nella stanza calda e raccolta, sale il controllore, e una vistosa agitazione serpeggia nell’abitacolo ricolmo di confusa umanità.
— Biglietti, prego!
Dev’essere perché il biglietto non ce l’ho, che il cuore comincia a sussultare. Cerco di convincermi che, in fondo, quest’uomo in divisa non può nulla. Se gli arti tremano, è certo per il freddo, non per la paura. È vero, sono uno straniero senza permesso di soggiorno, ma chi può farci caso?
Mi limito quindi a osservare la scena, senza fare movimenti sospetti che possano in qualche modo segnalare la mia presenza. Continua a leggere

L’oro dell’oriente

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Shang-Du, 15 Giugno 1275

Un passo nel meraviglioso padiglione sospeso sui bambù, e ai tre mercanti venuti dall’Occidente parve di essere usciti dal deserto per mettere piede in un sogno. Condotti dai servi alla presenza del signore dei signori della Cina, i tre uomini si inginocchiarono per rendergli omaggio; a lui avevano promesso, anni addietro, di tornare e consegnare in dono quanto il sovrano aveva richiesto. Per onorare tale impegno erano occorsi quattro anni e innumerevoli sacrifici, perché il viaggio li aveva strappati da Venezia per portarli nei territori della Siria, poi in Persia e infine nel Catai. Continua a leggere

O’ Miracòl

cielo

L’inverno punta al freddo e al gelo, ma il cielo mette a segno quel colore pulito che soltanto o’ sol e’ Napule sa inventare.
Giggino deve buscarsi la giornata, comincia a preparare la bancarella. Il suo campo da gioco è lo Stadio San Paolo, angolo Porta Sud. La sua squadra ha una formazione collaudata, anche se non sempre vincente: centravanti, magliette del Napoli e gadget in tema, centrocampo magliette Juve e Inter, difesa maglie Roma, Lazio e Milan. In tribuna: Sofia Loren – accattatavell’ – e Pulcinella, ca’ magna a’ pastà cu e’ mani. L’arbitro è San Gennaro, speriamo che pure oggi fa o’ miracòl. Continua a leggere

Trenta volte il diametro terrestre

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Il cobalto del cielo è attraversato da un aeroplanino di carta. A tratti mi raggiungono gli schizzi dell’innaffiatoio automatico. In sottofondo, un placido russare.
I ricordi felici dell’infanzia sono rifugi per tutta la vita. Per questo visito ancora nella memoria certi pomeriggi assolati quando, in fuga dalle prediche materne, con furia d’attrazione quasi gravitazionale mi tuffavo nel Mare della Tranquillità, a portata di un centinaio di metri da casa. Allora mi sdraiavo sull’erba, socchiudevo gli occhi e distendevo il mio corpo. Sopra di me, il blu senza confini. Sotto di me, i muschi odorosi, gli incessanti formicolii, il profumo di aghifoglie gravide di rugiada.
Mi trovavo nel giardino degli Ockels. Continua a leggere

Nero come la neve

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Aprile 1945.
Sapevamo che c’era la guerra, che esistevano il male e l’orrore.
Eppure la guerra, il male e l’orrore ci apparivano quali favole remote, incapaci di raggiungerci, perché sull’Appenzell non c’erano che spesse coltri di neve in inverno e un mare d’erba punteggiato da anemoni e violette in estate. La guerra si riduceva a frammenti di suoni trasmessi da radio instabili, suoni che non potevano toccarci, noi che avevamo trascorso l’infanzia seppellite nella neve dell’Appenzell, noi che sbocciavamo in un’adolescenza educata nelle tristi primavere dell’istituto Rosenberg, nel cui recinto eravamo state disposte da madri previdenti e padri facoltosi. Continua a leggere

Guarda che luna

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Nulla può eguagliare una notte d’estate, il magnetismo senza appello di una luna piena che tira all’insù i nasi di due bambini: undici anni imburrati di ginocchia sbucciate, undici anni colorati con pastelli speciali.
– Stanotte è proprio giallo quel pallone nel cielo, giallissimo – dichiara Francesco.
– Perché è fatta di sabbia, la luna. -replica Piergiorgio.
– Che ne sai?
– Lo so perché ci sono stato. Una volta mi ci ha portato mio padre. Continua a leggere

Ukemi (La Caduta) – Progetto Donazione

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Partecipo con un racconto all’iniziativa promossa sul blog “Babette Brown legge per voi”: gli scrittori donano un loro racconto, i lettori sono invitati a donare in favore della popolazione colpita dal terremoto.
Per leggere i racconti bisogna cliccare qui:
http://babettebrown.it/tag/progetto-donazione/
Ecco il mio racconto, dal titolo “Ukemi” (La Caduta), per il #progettodonazione:
http://babettebrown.it/ukemi-la-caduta-emilia-c-perri/

In fondo al cuore della città silente

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La luce, facendosi strada attraverso le vetrate della porta, illumina la panchina di metallo, la bacheca in disuso e lo sportello ligneo della biglietteria, chiuso. La foto mostra un luogo d’altri tempi, l’intonaco staccato dai muri scrostati.
Eppure, di là dalla porta chiusa, si intuisce il sole. Questo basta a rendere quel posto assai più desiderabile del mio presente. Continua a leggere

Oasi nella metropoli

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Anche oggi, come un Sisifo conclamato, mi affanno schiacciata da una montagna di carte, carte, carte da mettere in ordine, oberata dai mille impegni di cui non riesco a venire a capo, cercando di spingere avanti, avanti e ancora avanti con tutte le mie forze le cose già avviate e intraprese: la tesi di dottorato da terminare, le inalazioni contro la sinusite, la stanza da ripulire, le telefonate perse a cui rispondere. Continua a leggere

Puntualizzando ovvero una storia d’amore nata male

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Il punto era veramente stufo della virgola.
Lei era socievole, easy, si infilava dappertutto con ostentata invadenza. Lui segnava la fine di un periodo, di un discorso, di una storia d’amore. Lei era tutta curve, voluttuosa, sexy, concava o convessa a seconda dei punti di vista. Lui perentorio, impegnativo, definitivo e chiuso in se stesso.
Ma chi si credeva di essere quella svergognata, che il più delle volte cascava a sproposito?
Il punto avrebbe voluto dirgliene quattro. Ma non capitava mai che si incontrassero: quando c’era l’uno, non c’era l’altra. Continua a leggere

L’arte di Napoli

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Avevo conosciuto Nicola in campeggio e quell’estate per la prima volta me lo vidi comparire sotto casa, giunto in terra partenopea con volo diretto da Trieste. Gli sarebbe piaciuto immergersi nelle bellezze del luogo – diceva -, vedere Napoli, Sorrento, forse Capri e Positano.
Accettai volentieri di accompagnarlo e insieme prendemmo la metro dal Vomero, mentre lui parlava di un modello di occhiali da sole, della necessità di imparare l’arabo o il cinese per poter essere quanto più possibile competitivi a livello internazionale. Man mano che tutte quelle parole mi investivano, cresceva di pari passo il richiamo di una forza irresistibile che mi spinse, quella Domenica, a deviare per via dei Tribunali prima di raggiungere il porto. Continua a leggere

Relitti (ESTRATTO)

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A ogni risveglio dalla capsula criogenica, la prima cosa che vedo è il peluche a forma di capra, fissato alla base con un elastico perché non sia sbalzato via dai movimenti dell’astronave.

È importante, quando apri gli occhi, vedere qualcosa che ti aiuti a mettere insieme i pezzi. Seguendo la capretta volteggiare nell’ambiente, la mente si lascia annegare in un oceano verde: il manto erboso di Terra II. Quasi mi sembra di sentire la voce di mamma. Svegliati, Kris! Dormiglione… La colazione è pronta! Continua a leggere

Giordano e l’angelo

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Giordano guardò lo schizzo e lo confrontò con la statua di fronte a lui.
Raffigurava uno splendido angelo a guardia di un sepolcro nel Cimitero civico, scelto tra tanti come modello da ritrarre per l’espressione dolente e solenne insieme, i capelli animati da una brezza immaginaria, la muscolatura affiorante sotto le vesti lievi. Continua a leggere

Il marchio

Warning: questo racconto si ispira all’immaginario di Lovecraft e se ne sconsiglia la lettura alle donne in dolce attesa.

Ilmarchio

20 Ottobre 1928, Castello dell’Abatemarco, lettera di Cecilia Rinaldi

Mia cara sorella
Esiste in questo mondo un luogo che possa dirsi sicuro dalle ombre della notte?
Non mi riferisco a un posto dove sia possibile per il corpo sfuggire al comune destino della malattia e della morte; intendo, piuttosto, un porto in cui almeno l’anima possa acquietarsi, al sicuro da qualsiasi tempesta. Continua a leggere