Estratto: Il tempo che non scorre

Dal diario di Elvira Tossani

Bologna, 15 Ottobre 1876

Da quando ho cominciato a frequentare la Scuola normale, ho pensato soltanto a impegnarmi nel seguire le lezioni di pedagogia, aritmetica e geografia. Non avevo quindi prestato troppa attenzione alle mie compagne di classe, limitandomi a scambiare con loro un saluto o una frase di cortesia. Eppure oggi per la prima volta mi sono resa conto che al mondo esiste qualcuno come me, una persona che nutre per i libri una passione forte e autentica, forse anche superiore alla mia, cosa che in verità ritenevo impossibile. Continua a leggere

Parade Picasso

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La prima parola è stata “matita”. Il primo punto, una macchia di colore. La virgola, un angolo di novanta gradi.
Scrivevo pittura come gli altri bambini l’alfabeto e ho sempre scritto moltissimo.
A sei anni dipingevo come Raffaello e chiunque vedesse i miei disegni si prostrava come di fronte alla Madonna. Tutti, tranne lei. Aveva occhi bianchi spiritati e capelli neri, neri come la sua pelle, una massa scura e ingombrante. Era più grande soltanto di qualche anno, eppure mi sembrava una donna, bellissima e paurosa. Il suo nome è un mistero, ma nella nebbia dei sogni si staglia netta la sua figura china, che controlla i miei disegni, poi quelli degli altri bambini. Mi trafiggevano le sue parole: urlava che sapevo creare solo terribili scarabocchi, mentre i segni ingenui, infantili dei miei coetanei erano autentiche prove d’arte. Continua a leggere

La bella estate di nonna Fernande

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Anche se non era davvero nostra nonna, tutti nella pensione la chiamavamo grand-mère Fernande. Aveva capelli bianchi raccolti assieme agli affanni, rughe e malanni scolpiti in un groviglio interiore. La porta della sua stanza era sempre un po’ aperta, come il suo cuore. Nell’uno e nell’altra, del resto, non c’era più nulla da rubare.
Dovevano piacerle il calpestio delle nostre scarpe verdi al ritmo di Le temps de l’amour di Françoise Hardy e i rimbrotti di maman crepati d’intonaco vecchio, credo. Quando tossiva, mi affacciavo sulla soglia per sbirciare la sua figura, curva alla finestra.
Grand-mère, vi porto qualcosa? Continua a leggere