Estratto – Un fantasma molto affamato – Watson Edizioni

Vi ricordo che in occasione del Romics (manifestazione prevista a Roma per il 6-9 Aprile 2017) sarà disponibile allo stand della casa editrice il romanzo per ragazzi “Un fantasma molto affamato” che ho firmato per Watson edizioni. Il titolo sarà poi ordinabile in libreria.

Ecco un estratto dal romanzo.

Un tragico venerdì

Quel pomeriggio, assorta in pensieri di questo tipo, venne interrotta da Yan che esclamò, entrando in cucina: «Lin, io ho fame!».
Lei, che stava facendo i compiti, si tirò dritta con la schiena sulla sedia per guardare il fratellino dall’altezza dei suoi dodici anni.
«Che dici?».
«Io ho fame!».
Ribadì lui, picchiando con il piede nudo sul pavimento.
«Yan, dove sono i tuoi calzini?».
La sorella maggiore era impaziente di giocare alla mamma e si alzò alla ricerca dei calzini perduti. Uno lo trovò sul pavimento della cucina, l’altro dietro la poltrona del salotto.
Raggiunse il fratello seduto a terra che, stropicciandosi gli occhi con le manine grassocce, le sembrò un bambolotto. Si sedette vicino a lui e gli inflò i calzini, con molta pazienza, mentre lui insisteva con la cantilena: «Voglio il gelato al durian».
«Devi aspettare. Non è ora di cena e mamma oggi rincaserà tardi. È venerdì».
Venerdì. L’ultimo giorno della settimana lavorativa, quello in cui i genitori avevano più da fare. A Lin e Yan toccava aspettare fino a quando il campanello non avrebbe annunciato il loro ritorno, la sera. Era il giorno in cui alla sorella maggiore spettava la responsabilità totale del fratello, se nessuna vicina o parente poteva raggiungerli.
D’altra parte, Yan non sentiva ragioni. Ripeteva instancabile: «Io voglio il durian!».
Lin gli lanciò un’occhiata supplichevole. Il gelato l’aveva finito il giorno precedente proprio lei, perciò sapeva che nel frigo non ce n’era rimasto. Provò a distrarlo: «Dai, colorami qualcosa sul tuo quaderno».
Lo prese per una mano e lo fece sedere vicino a sé, al tavolo della cucina. Gli portò il quaderno mettendoglielo davanti, assieme ai pastelli colorati.
Il fratello obbedì di malavoglia e, afferrato un pastello, colorò di getto. Dopo un po’, mostrò il risultato dei suoi sforzi.
Lin riconobbe, al centro degli scarabocchi, un ovale verde con una corona. Si trattava del famoso durian, noto nell’isola come il re della frutta.
Mancava ancora molto all’ora di cena.
Era un tragico venerdì e non c’era nulla da fare, bisognava accettarlo. Il gelato al durian lo vendeva lo zio a due isolati di distanza. Forse poteva andare a comprarlo, ci avrebbe messo soltanto pochi minuti. Un po’ di fame, del resto, sarebbe venuta anche a lei. Inoltre in casa faceva caldo, il condizionatore funzionava male e i genitori si dimenticavano sempre di farlo riparare.
Lin si convinse che il gelato avrebbe rinfrescato entrambi.
«Yan, posso lasciarti solo per qualche minuto? Vado a prendere il gelato. Mi prometti di rimanere qui fermo e non muoverti?».
Lo sguardo del bambino si incupì. Lin incalzò: «Il tempo di arrivare dallo zio del durian e tornare. Non ci metto molto, promesso!».
Yan si guardò attorno, come se si aspettasse di vedere qualcosa. Poi annuì, serio, alle raccomandazioni della sorella: «Senza muoverti, okay?».
«Va bene».
«Promesso?».
«Sììì!».
Il bambino assunse un’aria da piccolo Buddha, le braccia lungo il busto e le gambe incrociate.
Lin fece tutto rapidamente: spazzolò i capelli e li annodò in due codini buffi, mise una canotta leggera e i pantaloncini corti. Non dimenticò di togliere il campanello tintinnante che portava di solito attaccato allo zaino. Come tutti i cinesi, sapeva che i suoni squillanti attiravano gli spiriti durante il Festival dei Fantasmi.
Infine uscì di casa, salutando la zia che spazzava il pavimento sul pianerottolo. Volò di corsa, senza troppi pensieri, dal momento che Ang Mo Kio era sempre stata una cittadina tranquilla alla periferia di Singapore, dove i bambini potevano passeggiare e correre indisturbati.
Come previsto, impiegò pochi minuti a comprare il gelato e a tornare nella palazzina. L’appartamento della sua famiglia si trovava al primo piano. Entrò e, un attimo dopo aver messo piede in cucina, si accorse che il fratello non era lì.
All’inizio non si preoccupò e, posato il gelato sul tavolo, cominciò a cercarlo. Una volta finito di esplorare tutte le stanze, però, si rese conto che Yan non era in casa.
Con angoscia ricordò che nella fretta non aveva chiuso a chiave la porta, quand’era uscita.
Dov’era finita quella peste? Perché lo aveva lasciato solo? Cosa sarebbe successo nel momento in cui i genitori fossero tornati?
Era tutta colpa sua. Si accorse che le tremavano le ginocchia.
Ricominciò a cercarlo da capo in cucina, nel bagno, nelle camere da letto, nel salottino. Uscì sui balconi.
Nulla. Era sparito.
Ma come era possibile? Lin si accasciò sul pavimento, la testa tra le mani.
Il gelato, dimenticato sul tavolo della cucina, si scioglieva al caldo dell’eterna estate dell’isola.

La copertina di “Un fantasma molto affamato”, Watson Edizioni, è realizzata da Silvia Vanni.
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