Estratto: Il tempo che non scorre

Dal diario di Elvira Tossani

Bologna, 15 Ottobre 1876

Da quando ho cominciato a frequentare la Scuola normale, ho pensato soltanto a impegnarmi nel seguire le lezioni di pedagogia, aritmetica e geografia. Non avevo quindi prestato troppa attenzione alle mie compagne di classe, limitandomi a scambiare con loro un saluto o una frase di cortesia. Eppure oggi per la prima volta mi sono resa conto che al mondo esiste qualcuno come me, una persona che nutre per i libri una passione forte e autentica, forse anche superiore alla mia, cosa che in verità ritenevo impossibile.

Se mi addentro nella lettura di un libro, infatti, perdo la concezione del tempo e dello spazio, tutta intenta a nutrire lo spirito, dimentica delle necessità del corpo. Se leggo un romanzo, sono capace di immedesimarmi a tal punto nei personaggi che ritornare alla mia vita quotidiana è una pena faticosa. A volte ho quasi l’impressione di dialogare io stessa con l’autore del libro e, nel caso che questi sia vivente, nutro la speranza segreta che un tale colloquio possa divenire reale. Accarezzare piano le copertine, percorrere i solchi dei titoli dorati, sfogliare le pagine e lasciarsi inebriare dall’odore ora dolce ora penetrante che emanano: credevo di essere la sola ad amare tutto questo.

Ma oggi, entrando nell’aula disadorna, ho visto una schiena curva, un capo chino, e mi sono ritrovata a osservare la mia immagine riflessa in uno specchio. Mi sono seduta accanto a lei, in silenzio, per non disturbare. Ho atteso che finisse quel rituale, che conosco così bene, di terminare una pagina, un paragrafo o un punto immaginario nella mente. Quando quel momento fatale venne raggiunto, lei alzò la testa, sospirando. Allora si è accorta della mia presenza, e la sorpresa ha attraversato il suo volto. Poi mi ha sorriso, dispiaciuta di avere trascurato una sconosciuta e, mostrandomi il libro che teneva tra le mani come una reliquia ha detto, con voce ferma:
– Buongiorno. Io sono Teresita Mariotti.

(…)

raccontibolognesi

Estratto dal racconto pubblicato in “Racconti bolognesi”, Historica edizioni, Novembre 2016.

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