O’ Miracòl

cielo

L’inverno punta al freddo e al gelo, ma il cielo mette a segno quel colore pulito che soltanto o’ sol e’ Napule sa inventare.
Giggino deve buscarsi la giornata, comincia a preparare la bancarella. Il suo campo da gioco è lo Stadio San Paolo, angolo Porta Sud. La sua squadra ha una formazione collaudata, anche se non sempre vincente: centravanti, magliette del Napoli e gadget in tema, centrocampo magliette Juve e Inter, difesa maglie Roma, Lazio e Milan. In tribuna: Sofia Loren – accattatavell’ – e Pulcinella, ca’ magna a’ pastà cu e’ mani. L’arbitro è San Gennaro, speriamo che pure oggi fa o’ miracòl.
O’ miracòl: il Napoli che vince il campionato, a Giggino, ambulante senza fissa bancarella, non parrebbe vero, e un posto in tribuna chi se lo negherebbe? Ma qua s’àdd magnà ed è più importante comprare a Pupella due scarpucce e un vestitino.
Gl’ uocchi song peggiò re’ schioppettàt, diceva sua nonna, “gli occhi sono peggio delle schioppettate”, e aveva ragione. Giggino infatti deve stare attento a quel poliziotto ricchione, quello che con la scusa di fare il controllo lo vuole beccare in fallo in area di rigore. E mo’ lo prende in contropiede e gliela fa lui una carezzina, e che vuoi che siano qualche bottiglia e ‘o tric trac da vendere sottobanco, insomma ma allora ca’ amma morì?
– Signò, venite qua… una maglietta, cinque euro, ja. E certo, costa poco: siamo a Napoli, non lo sapete? Siccome siamo tutti mariuoli, ci dispiace far pagare e mettiamo tutto a poco prezzo, così sparagnan tutt’ quant’, risparmiano tutti! Dieci euro, cinque euro, due euro! A chi se ne prende due, ci regalo il Vesuvio! No, non quello vero, quello è nostro e non ve lo possiamo dare, ci simme affezionàt. Ma chesta cartolìn cu ‘ncoppa o’ Vesuvio, ecco questa ve la diamo. E pure il corno benedetto, è o’ corno sacro, potente. Però funziona solo se lo regaliamo. Signò perché ve n’andate? E mia figlia che ha tre anni nun àdd magnà? Liev man tu, guagliù, chella è a’ magliètt e’ Cannavaro, sta a cinque euro. Signo’ e datemele quelle dieci euro, ché vi do il resto. Uh, scusate, non ho pezzi da cinque. E pigliatev un’ ‘àltr maglietta, ja, che vi costa? Non ho il resto, ve l’ho detto. Fate ‘na cosa: mo’ ve ne regalo duje, così fate contenta quella creatura. E prendete pure questo: è un’immagine di Santa Maria delle Anime del Purgatorio. Questa vi fa la grazia, a me l’ha già fatta, perché io, oggi, ho incontrato a voi, che siete buona e cara.
Giggino ha il dubbio di avere fatto un po’ troppo lo n’zallanuto, lo svaporato, cercando di piazzare due magliette anziché una: qualche volta i clienti mangiano la foglia e allora non vogliono comprare più niente, anzi insistono pure sulla restituzione della cifra.
Però stavolta l’acquirente lo guarda negli occhi, gli fa un sorriso, grosso come il cuore di San Gennaro, e si allontana con le sue magliette, quella richiesta e quella appioppata, senza pretendere né resto né niente.
Nell’aria, all’improvviso, un boato: il Napoli, capisce Giggino, ha segnato, forse ha pure vinto la partita. Allora lui alza gli occhi a quello che è il vero spettacolo partenopeo, quel sole che ti pizzica facendoti il solletico, e grida a voce alta, in mezzo alla solita ammuìna:
– Si’ grann San Genna’, oggi ne hai fatti duje!

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