Guarda che luna

guardacheluna

Nulla può eguagliare una notte d’estate, il magnetismo senza appello di una luna piena che tira all’insù i nasi di due bambini: undici anni imburrati di ginocchia sbucciate, undici anni colorati con pastelli speciali.
– Stanotte è proprio giallo quel pallone nel cielo, giallissimo – dichiara Francesco.
– Perché è fatta di sabbia, la luna. -replica Piergiorgio.
– Che ne sai?
– Lo so perché ci sono stato. Una volta mi ci ha portato mio padre.
– E come?
– Col suo taxi.
– Seee, vabbe’.
– Veramente. È stato l’anno scorso. In una notte come questa. Eravamo fermi in mezzo alla campagna, senza benzina. D’un tratto, è comparsa una luce. Gialla come la luna. Era tutta attorno a noi, e, in un momento, non eravamo più nello stesso posto di prima. C’erano le dune piene di sabbia. Abbiamo capito subito che eravamo sulla Luna, perché vedevamo la Terra piccolissima sopra di noi. Proprio come nel libro di Geografia. Perciò non siamo scesi dalla macchina, perché sapevamo che fuori non c’era ossigeno, capisci? Saremmo morti.
– E poi che avete fatto lì sulla Luna? L’autostop? È passato qualche alieno?
– No! Mio padre ha messo in moto e la macchina è partita. Là non c’è gravità ed è tutto più facile, perciò non c’è bisogno di benzina. L’abbiamo girata tutta quanta e se prendi il binocolo tutti quei segni neri che ci vedi sono i segni delle nostre ruote.
– Maddai.
– Sì! E abbiamo visto la bandiera degli Stati Uniti che ci ha lasciato l’astronauta che c’è andato per primo. Era bellissimo stare lassù, ma l’ossigeno stava finendo, era passato tanto tempo ed eravamo stanchi. Così ci siamo addormentati, convinti di non svegliarci più.
– E invece vi siete svegliati, non è vero?
– Proprio così. Nei nostri letti! Però mio padre e io ci ricordavamo tutto, perciò non è stato un sogno. E la macchina, sai, era piena di sabbia. Ne ho conservata un po’.
Il bambino mise una mano in tasca e fece scorrere di fronte all’amico la sua polvere di Luna. La polvere scivolò via leggera assieme all’incredulità di Francesco. Infine Piergiorgio concluse:
– Ti immagini che bello se questa polvere ci può far volare, come quella di Peter Pan!
Per un attimo, a Francesco parve veramente che il suo corpo stesse per sollevarsi, e la Luna sembrò in un lampo più vicina.
Infine non poté fare a meno di ridere tra i denti.
– Haha! Sei proprio un cazzaro, lo sai?
– E allora perché sei mio amico e stai sempre con me?
– Perché come le racconti tu, le bugie, non le racconta nessuno.

Nell’immagine: “Over the Moon” by Rob Gonsalves. Racconto inedito.
Dedicato a chi, in un giorno sempre più lontano, seminava bugie e raccoglieva lacrime e sorrisi.
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