In fondo al cuore della città silente

infondoalcuore

La luce, facendosi strada attraverso le vetrate della porta, illumina la panchina di metallo, la bacheca in disuso e lo sportello ligneo della biglietteria, chiuso. La foto mostra un luogo d’altri tempi, l’intonaco staccato dai muri scrostati.
Eppure, di là dalla porta chiusa, si intuisce il sole. Questo basta a rendere quel posto assai più desiderabile del mio presente.
A PeterPan2080 sfugge un sospiro. Continua a sperare che lei si presenterà all’appuntamento, anche se la aspetta da quasi un’ora. Nel frattempo, col cappuccio dell’impermeabile calato sulla fronte, osserva la pioggia, fine e uniforme, cadere sul silenzio della Città.
PeterPan2080 è sulle corde, non è sicuro che Aster2084 avrà il coraggio di farsi vedere. Anche lui ha avuto la sua brava dose di dubbi, del resto. Poi però si era detto: quante sono le occasioni di conoscere qualcuno, qualcuno di reale, in questi tempi di vite in scatola, protette da flussi di pixel?
Premendo il pulsante sul braccialetto, il ragazzo torna a osservare la foto virtuale proiettata sulla mano. Una panchina per sedersi, una porta per entrare all’interno e una per uscire all’esterno. Crede di aver capito di che posto si tratta: è la sala di attesa di una vecchia stazione ferroviaria. Una di quelle che esistevano quando la gente poteva andare via dalla Città. Allora si viaggiava sul serio, non solo nella propria testa.
Lo coglie un brivido di freddo. Aster non verrà.
L’ha vista un’unica volta, nella stanza virtuale di Aeternia, il gioco più in voga del momento. O meglio, ha visto il suo avatar: una guerriera arboriana, altissima e di colore. Lui invece vestiva i panni di Cercatore delle montagne. Entrambi avevano raggiunto l’O-Level, il livello più alto. Soltanto dieci, tra migliaia di partecipanti iniziali al gioco, erano riusciti a ottenere quel risultato. I magnifici dieci erano stati ammessi alla Easter Egg Room, la stanza speciale per i campioni di Aeternia. Per loro sarebbe stato possibile continuare a giocare, accedendo ai livelli superiori, solo se fossero stati capaci di superare una specifica prova.
Un appuntamento al buio. Nel mondo reale.
Ognuno dei giocatori avrebbe dovuto scegliere una foto a caso, fornita dal sistema. Ogni immagine faceva parte di una coppia; il secondo giocatore ad aver scelto la foto gemella avrebbe dovuto incontrarsi con il primo. Quindi i due dovevano fornire la prova del loro incontro, per poter avanzare di livello e continuare a giocare.
Non sono convinto che accettare di farlo sia stata una buona idea.
PeterPan2080 prende a mangiarsi le unghie. Il suo avatar ha un aspetto parecchio diverso da come lui appare nella realtà. Il Cercatore delle montagne non ha chili di troppo, occhiali dalle lenti spesse e pesanti, un abbigliamento trasandato e poco cool. Se pure Aster dovesse presentarsi all’appuntamento, ne uscirebbe parecchio delusa.
D’un tratto, un rumore attira la sua attenzione.
Si volta di scatto; intravede una figura, di spalle, rannicchiata su se stessa.
– Aster, sei tu?
La domanda, formatasi automaticamente nella testa, si è quasi pronunciata da sola.
L’altra persona scatta in avanti, per correre lontano. D’istinto, Peter con un balzo la raggiunge, bloccandola.
Di fronte a lui ora si alza in piedi una ragazza che gli arriva alle spalle. Possibile che sia Aster?
Peter ne è sicuro, anche prima di notare il braccialetto che lei aziona al polso. L’ologramma della vecchia stazione non lascia dubbi.
Certo che Aster nella realtà è proprio minuscola.
La ragazza dimostra meno di vent’anni. Inoltre veste dark dalla testa ai piedi, cosa che la fa sembrare ancora più piccola. Eppure, guardando i lineamenti affilati, le lentiggini e i capelli cortissimi e neri, Peter non può fare a meno di pensare che sia molto più carina del suo avatar.
Si sforza di apparire disinvolto, mentre commenta:
– Scappare non si addice a una guerriera arboriana.
– Invece tu sì che fai onore al tuo mestiere, Cercatore – risponde lei, con un moto di stizza.
Peter, a disagio, si passa una mano tra i capelli.
– Pure io avevo la tremarella. Non accade spesso di vedersi in carne e ossa, eh?
Aster annuisce, socchiudendo gli occhi.
Il ragazzo indica il braccialetto.
– Dunque, procediamo?
La ragazza, guardinga, accosta il suo braccialetto a quello di Peter. Sorridono, l’una accanto all’altro, e fanno il segno della vittoria per creare l’ologramma di loro due insieme, segno dell’avvenuto incontro. Con un click, lo inviano su Aeternia. Un attimo dopo, Aster ha già fatto qualche passo indietro.
– Bene, missione compiuta. Allora ci si vede!
– Ok, ma… dove? – chiede Peter.
– In che senso, dove? Su Aeternia, no?
– Mi chiedevo dove, nella realtà. Non possiamo incontrarci di nuovo nella realtà?
– Perché dovremmo? La prova non consisteva nel farsi un oloselfie e punto? Mica dobbiamo farla diventare un’abitudine.
– A te non piacerebbe? Farla diventare un’abitudine, intendo.
– Più che altro non ne vedo il senso.
Peter, mani in tasca e spalle mosce, si trova in difficoltà.
– Capisco che il mio vero aspetto possa riuscire deludente rispetto al mio avatar. Però, sul serio… tu con quanti tipi ti vedi? Quanto spesso esci dalla tua camera? Quante persone conosci nella realtà?
– Senti, è la terza volta che la pronunci, quella parola. Che cosa significa, esattamente? La nostra realtà, quella che viviamo e che capiamo, è su Aeternia. Siamo sempre connessi, mangiamo e dormiamo su Aeternia… possiamo persino sposarci su Aeternia, e scegliere l’aspetto dei nostri figli!
– Vero. Ma queste, d’altra parte, sono solo finzioni.
– Finzioni condivise. Quindi realtà.
– Una volta anch’io la pensavo in questo modo. Credevo mi bastasse condividere ciò che avevo dentro e trovare qualcuno che mi capisse per essere felice. Ecco, ho imparato che non funziona così. Se ti ferisci nel gioco, la ferita può bruciare quasi fosse vera, ma non è vera. Non lo è. La realtà avrà sempre un vantaggio su un gioco virtuale, perché è reale a tutti gli effetti.
– Guarda che con l’ultimo sistema di simulazione puoi ricevere ogni danno che ti fai su Aeternia, se proprio ci tieni. Anche se secondo me è da malati, visto che qualcuno ci ha pure lasciato le penne…
– Vedi che persino tu la pensi come me, in fondo. L’unica cosa vera di Aeternia è la foto che ci ha fatto incontrare.
– Dai, non è possibile. Sarà senz’altro creata digitalmente.
– Io penso che quel posto esista, invece. È una vecchia stazione, da dove partivano i treni. C’è stato un tempo in cui la gente poteva andarsene dalla Città. Ci pensi?
– Macché, la foto è una simulazione.
– E se ti dimostrassi che è vero? Che quel posto esiste? Accetteresti di vedermi di nuovo?
Aster, per qualche minuto, rimane in silenzio. Poi sbotta:
– Cavoli, ti sono piaciuta così tanto?
Peter rimane spiazzato da quella domanda e si ritrova, suo malgrado, ad arrossire, gli occhi fissi a terra. Lei conclude, prima di andare via:
– Va bene, allora. Se riuscirai a dimostrare che quel posto esiste davvero, accetterò di frequentarti nella realtà.

***             ***                ***

Nei mesi seguenti, PeterPan2080 non si fece più vedere su Aeternia, nonostante avesse diritto a procedere nel gioco. Aster2084, invece, si classificò tra i primi cinque migliori giocatori. Non si può dire che ne fosse scontenta. Eppure, di tanto in tanto, si chiedeva cosa stesse facendo quello strano ragazzo.
D’un tratto, Aeternia non le sembrava affatto divertente. Neanche la Città, col suo silenzio, lo era.
Viaggiare. Chissà come doveva essere.

Un anno vola via.
Un giorno, di punto in bianco, sullo schermo di Aster compare un messaggio per lei. Quando la ragazza lo apre, il cuore perde un colpo.
È un video. Mostra la stazione della misteriosa foto. Solo che c’è Peter là in mezzo, adesso. Ha un’aria da adulto, mentre dice:
– Hai visto, Aster? Ora tocca a te mantenere la promessa. Ti ho inviato le coordinate da seguire. Raggiungimi, ti aspetto!
Secondo le indicazioni, il posto non è troppo lontano.

In un lampo Aster esce da casa e, correndo sotto la pioggia, raggiunge una galleria, proprio nel cuore della Città. Una volta entrata, sale su un vecchio montacarichi. Seguendo le istruzioni di Peter, preme per scendere verso i livelli inferiori della Città, tra i resti del mondo di prima. Vagando tra i relitti del passato, Aster riesce infine a trovare la stazione della foto.
Peter siede sulla panchina, ad aspettare. Mille domande attraversano la testa della ragazza: come ha trovato questo posto, cos’ha fatto durante quell’anno.
Ma c’è qualcosa che è più forte di tutto. La voglia di giocare.
– Buongiorno, signore!
– Buongiorno, bella signorina.
Aster siede accanto a Peter.
– Senta, saprebbe dirmi a che ora parte il prossimo treno?
– Pare ci sia un po’ di ritardo. Che ne dice di presentarci, nel frattempo? Io mi chiamo Michele.
– Ciao, Michele. Io sono Alice.
– Piacere di conoscerti, Alice!
Alice e Michele si guardano negli occhi. Entrambi scoppiano a ridere fragorosamente. Tra le risate, quasi sembra loro di sentire il fischio di un treno lontano.

Minilaportaverde

Racconto edito nell’antologia cartacea dell’VIII concorso “L’immagine parla”.
L’immagine di questa edizione del concorso è stata gentilmente concessa per il concorso dal Circolo Fotografico “Oltre lo sguardo” di Erbusco (Bs) e realizzata dal fotografo Marco Pasinelli.
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