Letture estive – romanzi storici e gothic d’epoca

FlorenceFlorence by Stefania Auci
My rating: 4 of 5 stars

Ho trovato “Florence” notevole per l’accurata documentazione, la precisione del linguaggio e delle descrizioni d’ambiente. Interessante la scelta del periodo storico e affascinante il protagonista principale, carico d’entusiasmo per l’interventismo di inizio Novecento. Di grande attualità, purtroppo, il tema del romanzo: la guerra, il folle desiderio di morte, l’ansia di proiettarsi verso la distruzione totale e finale. Tema roboante nella prima parte, che acquista un tono dimesso, da sottofondo alle vicende sentimentali dei due protagonisti nella seconda metà del romanzo. Sembrerebbe quasi una frattura, ma il cambiamento è funzionale alla narrazione: dalla follia alla razionalità, dall’odio all’amore, dalla guerra alla pace. Il mio momento preferito: l’incontro del protagonista, Ludovico Aldisi, con un D’annunzio più decadente che mai. Unica nota negativa: ho avvertito il peso delle sequenze descrittive, nel momento in cui non si limitavano agli ambienti ma venivano estese al mondo interiore dei personaggi.

Stella di MareStella di Mare by Elisabetta Bricca
My rating: 4 of 5 stars

Non amo troppo le storie totalmente incentrate sulla love story della protagonista sfortunata o presunta tale e il belloccio di turno. Per questo ho trovato interessante “Stella di mare”, in cui l’autrice narra di una donna fatta di carne e sangue, i cui sogni si infrangono sulla roccia, per ritirarsi e ritornare a crescere più forti di prima. Non un’eroina da romanzo d’appendice, ma una donna vera, alle prese con problemi tanto drammatici quanto reali: la fine dei sogni da adolescente, un matrimonio obbligato, una gravidanza imposta eppure infine accolta, una coniugalità forzata e insopportabile. Una donna che subisce il suo destino senza soggiacervi passivamente, fino a quando una mutata condizione storica e l’incontro con un uomo capace di amarla non le concederà un’occasione di riscatto. Non è difficile vedere, nelle vicende di Stella, il paradigma della condizione femminile, la sua attesa di reale equiparazione di diritti e doveri, l’aspirazione a una vita piena e a una felicità reale.
Un libro che parla di speranza e di libertà, con descrizioni ricche e situazioni coinvolgenti, tanto da costringere il lettore a ignorare i refusi formali.

Il bacio d'una mortaIl bacio d’una morta by Carolina Invernizio
My rating: 4 of 5 stars

Era da tempo che avevo intenzione di leggere questo libro di Carolina Invernizio, di cui conoscevo l’impietoso giudizio di Gramsci. Dico subito che non ne sono stata delusa, perché nutrivo aspettative adeguate: mi sono imbattuta pertanto in uno stile scorrevole, in un lessico ricco ma semplice, che mi ha introdotto alla vicenda grondante situazioni tipiche del feuilleton d’epoca. Da notare la terza persona onnisciente manzoniana (questo romanzo appartiene alla seconda metà dell’Ottocento), la divisione manichea tra buoni e cattivi e, ciliegina sulla torta, la Provvidenza che tutto prevede e a tutto provvede. La vicenda appartiene al feuilleton gotico, come mostra l’incipit fulminante: Alfonso e la sua sposina Ines giungono nei pressi di Firenze per salvare la sorella di Alfonso, Clara, da un matrimonio sfortunato. I due però sono arrivati troppo tardi, e Clara è già cadavere. Alfonso, oppresso dal senso di colpa, chiede di poter baciare la morta e, così facendo, si accorge che non è morta, ma solo in catalessi. Sottrae il corpo di nascosto, grazie alla complicità del guardiano del cimitero, e riesce a far rinvenire la sorella, che così può raccontare la sua storia.
Devo ammetterlo: pur notando le ingenuità del testo, mi sono divertita da morire, e questo non sarebbe stato possibile se l’autrice non fosse stata dotata di un gusto della narrazione tale da avvincere e convincere il lettore a soprassedere su una nutrita e tortuosa serie di improbabili vicende. Forse avrebbe potuto evitare la ripetizione ossessiva degli epiteti (a un certo punto ho pensato che se avessi letto un’altra volta “povera Clara” o “diabolica Nara” o “un che di sardonico”, sarei impazzita), ma credo che in tutto o in parte ciò vada addebitato al genere di appartenenza e al destinatario naturale del prodotto di consumo. Canonici anche i nomi che rendevano esplicita la natura del personaggio (Clara e Nara: la splendente e la diabolica), come già Clara e Fosca nel romanzo di Tarchetti. Consigliato agli amanti del gotico della migliore annata e ai lettori di buona volontà, in grado di collocare il testo nella dimensione sua più giusta.

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