Lo specchio dell’anima

cipher
“Deorum manium iura sancta sunto.”
“Siano sacri i diritti degli dei degli Inferi.”
(Legge delle XII Tavole)

“Da quando Ottobre è diventato il mese dell’estate che non vuole morire? Di questo passo – mi dicevo tra un’ora di lezione e l’altra – festeggeremo Halloween col costume da bagno”.
Facendosi la ricorrenza ogni giorno più vicina, cresceva tra gli studenti la consapevolezza di un pensiero comune, che prendeva corpo nel ragazzo seduto all’ultimo banco. Il suo aspetto si incupiva ogni giorno di più, e tutti quanti sapevano il perché.
Io, che per istinto o per vigliaccheria di solito tendevo a evitarlo, mi decisi a sedermi accanto a lui e domandare:
– Come stai?
Andrea alzò la testa, stupito, quasi quanto me:
– Abbastanza bene. E tu?
– Abbastanza anch’io.
Mi feci forza e aggiunsi:
– Questo è l’ultimo anno di liceo e la classe, per il trentuno, ha organizzato una festa ai Parioli, da Rita. Si vergognano di chiederti se vuoi venire anche tu, per via…
Lui mi interruppe, stuzzicandosi il piercing sulla fronte:
– Ho capito. No, non mi sento di venire, scusate. Tu ci vai?
– Non so, in effetti.
Mentivo malissimo. In realtà, non avevo nessuna voglia di andare alla festa. Però Chiara, fedele compagna di banco dalle elementari, non mi avrebbe mollato. Se non ci andavo, non sarebbe venuta neanche lei e io non reggo di fronte ai ricatti emotivi.
Il prof di latino entrò in aula assieme a una buona scusa per tornare al mio posto. Ci toccò tradurre pochi versi tratti dai “Fasti” di Ovidio sui “Lemuria”, una festa dei morti nella tradizione romana: tentativo geniale di attirare la nostra attenzione, data l’affinità con Halloween. Si chiamavano “Lemures” gli spiriti dei morti che, durante la festa a loro dedicata, potevano tornare nel mondo dei vivi per tormentarli e farli impazzire.
Il professore è un nuovo supplente, nessuno deve averlo informato di quanto accaduto lo scorso anno, proprio in questo periodo.
Marco era il gemello di Andrea. Fisicamente erano due gocce d’acqua, al punto che in parecchi li confondevano. Io, mai.
Mi bastava guardarli negli occhi per capire: in quelli di Marco brillava una luce viva, maliziosa, priva della malinconia che rendeva Andrea il più cool e popolare tra i due.
Quella notte maledetta, bloccata a letto dalla febbre, gli avevo detto:
– Il prossimo lo festeggeremo insieme, divertiti con Andrea!
– Garantito!
Marco aveva risposto ridendo, prima di sparire.
Per Halloween uscirono in due, ma uno solo tornò a casa.
Cosa fosse accaduto, non si seppe mai. L’unico fatto certo è che il cadavere venne ritrovato, disteso a lato di una strada.
Dopo lo sgomento e la rabbia, col tempo non mi restò che inghiottire una lacrima amara di rassegnazione, mentre Andrea si era limitato a sprofondare nella tristezza e nell’apatia.
Con la sua faccia, si sentiva un memento vivente. Se lo guardavo, tra di noi una nota di disagio si propagava nell’aria. Era come se mi dicesse, con lo sguardo, “mi dispiace”. Mi dispiace di essere quello tornato a casa, mi dispiace di avere questo viso, mi dispiace che stavi con Marco e non con me…
Forse però si trattava di un’impressione mia, specie l’ultima parte.

Poi il trentuno arriva e io mi lascio trascinare alla festa da Chiara, infagottata in un costume nero da strega che si addice al mio umore.
Mi basta varcare la soglia del grande salone rosso, verso mezzanotte, per capire di essere sulla bocca dell’inferno, tanto l’ambiente pulsa di metallo urlante, carne calda, sguardi all’assenzio e tacchi Zombie Demonia.
Tra i cento mantelli neri, ce n’è uno che mi fa venire un colpo al cuore.
Andrea. Col costume da vampiro di Marco.
C’è uno strano odore nell’aria, non capisco. Avverto un senso di nausea. Devono essere i colori, i costumi, l’atmosfera carica, mi sembra che i mobili mi guardino… sì, mi stanno guardando, ridono. Il pavimento ha una profondità che si estende a ogni passo.
Vedo Andrea chiacchierare con Rita in un angolo, poi i due spariscono dietro una porta.
Perché sento una fitta al petto?
Riesco a raggiungere il balcone, ho fame d’aria. Quando mi appoggio al davanzale, la luna è una zucca inchiodata al cielo.
Qualcuno mi raggiunge, in un istante è alle mie spalle, sussurra all’orecchio:
– Mi hai stregato il cuore…
Non devo girarmi per sapere chi è. Gli dico:
– Alla fine sei venuto… nonostante tutto.
– Già. Non potevo mancare.
Percepisco un cambiamento nell’aria, quasi la temperatura si fosse abbassata, nel momento in cui sento le sue mani cingermi la vita. Dopo avermi stretta a sé, comincia a baciarmi sul collo. Non dovrei permetterlo. Ma è tanto tempo che non mi lascio andare.
Mi giro per guardarlo in volto, un’ombra lo nasconde a metà. Gli somiglia troppo, anche mentre mi bacia come mi baciava lui… non fosse per uno strano sapore metallico che mi ritrovo in bocca. Eppure non ci faccio caso, non faccio caso alle unghie adunche che mi indagano il corpo. Voglio solo dissolvermi, desidero sparire in questo sogno.
Un urlo mi strappa dallo stato di incoscienza.
Chi grida? Mi stacco da Andrea, gli dico di tornare dentro, lui si mette a ridere, così dentro ci vado solo io.
Hanno trovato Rita, nella sua camera. Il letto è un fiume di sangue e lei ci è annegata dentro, il cuore squarciato che gli fuoriesce dal petto.
Osservo quel muscolo immobile e mi accorgo degli altri nella stanza che, agghiacciati, fissano il corpo esposto, lacerato. Qualcuno mi indica.
Tutti guardano me, adesso.
O meglio, guardano ciò che mi cola dalle labbra. Lo sento scorrere sul collo, quando mi asciugo con le dita vedo che è sangue. Caldo, vischioso.

Mi giro, barcollo sui miei passi, verso di lui che è ancora sul balcone e, camminando in bilico sulla balaustra, ride isterico. Tra me e la luna c’è lui, il vampiro dal volto familiare. Lo fisso bene in volto, tutto mi appare chiaro.
I suoi occhi. Quelli non sono gli occhi di Andrea. Riconosco quegli occhi luccicanti.MiniHalloweenall'italiana

Racconto completo di Emilia Cinzia Perri, edito nell’antologia “Halloween all’italiana 2014”, a cura del portale “Letteratura Horror”, Dicembre 2014.
Nell’immagine: “Cipher” © Minako Narita.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...