Sole accecante

Theoppositeofsex2

“A penzolare appesi con un cappio al collo nel cesso della scuola ci si fa veramente una figura di merda”.
Lo ammetto, questo è stato il mio primo pensiero quando ho visto quella ragazza. La conoscevo di vista, sapevo che si chiamava Elisa e che l’avevano presa di mira quelli di terza. Lei era in prima liceo, mingherlina, nella classe accanto alla mia. E adesso che dondola inerte, la corda stretta al collo, puntellata sulla finestra, occhi bassi e lingua di fuori, sembra essersi allungata. È cresciuta tutta d’un colpo.
“Sbattuta, sfiorita, scomposta” aveva detto qualche minuto prima la prof di italiano, a proposito di una tizia che era monaca controvoglia, mi pare.
Meglio sciacquarsi la faccia. Il lavandino è sudicio come al solito, questo bagno è un porcile, io non mi sarei mai ammazzata in un posto simile. Intendo, non so se mi sarei ammazzata, ma di sicuro non in buco lurido come questo.
Ritorno in classe, mi guardo bene dall’annunciare la cattiva novella, certe manie da primadonna non mi appartengono. Prendo due in matematica, mastico la gomma a bocca spalancata per mostrare bene l’ugola, chiacchiero senza vergogna col compagno di banco. Insomma, la solita storia.
Non mi freghi, Elisa. Non rovinerai la mia piatta quotidianità. La mia vita non assomiglia allo scivolo dell’Acquapark o alle montagne russe, non è l’autoscontro o la casa stregata, sembra più una finta giostra, tipo quelle cagatine per bambini, come salire sulle orecchie di Dumbo o nelle tazzine di Alice. Però a me non è ancora salito lo schifo di farci un giro.
E quando suona la campanella, qualcuno urla, tutti si precipitano verso il bagno… sai che c’è di nuovo? Io me ne vado a casa, le lezioni oggi per me sono finite, chi vuoi che mi badi, hanno altro a cui pensare. E dopo si chiederanno, e si chiederanno, e faranno domande, e cercheranno risposte, sul perché ha mollato, perché non ha chiesto aiuto, perché era sola, di chi è la colpa, chi è il dannato colpevole, c’è qualcuno che si offre? Fate la carità di un capro espiatorio, per Dio!
Dio… non c’è Dio, non c’è un perché, era sola perché siamo tutti soli. La colpa, se c’è, è ben distribuita, e piangere è inutile, piangere è stupido, piangere è da bambini, chi ha voglia di piangere per una simile idiota, una bambinetta che non resiste se quattro deficienti le rompono gli occhiali o le fanno sparire le cose?

Faccio la solita strada, l’asfalto è pieno di buche, lo zaino mi sembra pesante o forse sono le gambe il problema. Il sole picchia di brutto, qualcuno mi saluta, colgo il suo sguardo stranito.
Capisco. Mi accorgo solo adesso che, prima di uscire dalla classe, avrei dovuto chiedere a Chiara un fottuto fazzoletto. Cerco di ignorare il groppo alla gola, maschero un singhiozzo e copro gli occhi con un braccio… così, se qualcuno mi dovesse vedere, penserà che sto cercando di proteggermi dal sole accecante.

Racconto completo di Emilia Cinzia Perri, edito nell’antologia “Prosopon”, Febbraio 2014, a cura dell’ass. cult. “Mente Sugge Sostanza”. Antologia disponibile per il download gratuito qui.
Nel fotogramma: Cristina Ricci, dal film “The opposite of sex” (1998).
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