Neve

Neve

Lo aveva trovato per caso.
Era un “Easter Egg”, un “uovo di Pasqua”, un contenuto segreto accessibile solo a chi era in grado di reggere intere giornate di fronte a uno schermo, intento al proprio videogioco preferito.
Non sapeva che, nascosto nel game Super Santa, ci fosse un “uovo”. Ma l’aveva trovato. Nel momento esatto in cui il suo Santa Claus virtuale collocava l’ultimo regalo sotto i pixel dell’Albero di Natale, un cassetto della libreria si era aperto sullo sfondo bidimensionale. Non avrebbe dovuto, eppure lo aveva fatto.
Cliccandoci sopra, era comparsa una finestra.
“Esprimi un desiderio” – diceva.
Il bambino ci pensò.
Era solo un gioco e lo sapeva benissimo.
Però si ritrovò a riflettere: cosa desiderava?
Un dolce da mangiare? Un giocattolo nuovo? Un altro computer?
No, non desiderava nulla del genere. Queste cose, le aveva già tutte.
Viveva in una casa principesca, possedeva moderne apparecchiature tecnologiche e delizie in quantità.
Cosa mancava?
Il bambino si guardò intorno. Ai suoi piedi, le geometrie perfette e solide dei regali. L’enorme pino addobbato di tutto punto e le luci intermittenti. La stella di Natale proiettava verso l’alto una scia multicolore. Morbidi angeli di stoffa pendevano dal soffitto.
Ci pensò ancora.
Poi, quasi sovrappensiero, digitò una parola sulla tastiera.
Una sola. Premette il tasto invio.
Quindi spense il computer.
Scese dallo sgabello, girò intorno alla stanza.
Circumnavigò la lunga tavola apparecchiata, seguì con le dita i ricami della tovaglia, si specchiò nel suo cucchiaio lucidato.
Passò un minuto lungo un’eternità, prima che qualcuno chiudesse le luci, mentre il bambino restava seduto al suo posto.
Vennero servite le pietanze succulente. Assaggiò qualcosa e lasciò il resto.
Tra il persistente profumo dei dolci, passò la mezzanotte.
Allora scartò i regali uno a uno, li soppesò e li mise da parte.
Andò alla finestra, rimase a guardare la strada deserta.
Qualcuno lo chiamò sul cellulare per fargli gli auguri. Era la madre, l’avrebbe raggiunto nei giorni a venire, una tempesta non faceva decollare l’aereo.
Il bambino annuì.
Era solo un gioco e lo sapeva benissimo.
Salì nella sua camera, prese una coperta, ci si avvolse e si accoccolò sul balcone.
Alzò gli occhi al cielo e attese.
Non riusciva a vedere le stelle, troppe luci artificiali.
Si sentiva un po’ triste ma fissava speranzoso un punto, là dove qualcosa, all’improvviso, sembrò muoversi.
Il bambino sorrise.
Perché, anche se sapeva benissimo che era solo un gioco, aveva sperato da subito che fosse un bel gioco.
I fiocchi caddero lenti, poi fitti e tutto diventava bianco e luminoso, mentre lui cercava nell’armadio.
Una volta trovato, accarezzò a lungo l’acciaio levigato.

Quando più tardi i domestici andarono a rimboccargli le coperte, scoprirono che dormiva soave, abbracciato stretto allo slittino.
L’indomani, al parco, ci avrebbe fatto salire tutti gli amici.Nataleedintorni

 

 

Racconto completo di Emilia Cinzia Perri, edito nell’antologia “Natale e dintorni”, Alcheringa Edizioni, Dicembre 2013.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...