L’attimo che attende

lucacarboni

“O vergine, cogli l’attimo che fugge.”
Così disse Robin Williams: il Verbo, a diciassette anni, nel 1989.
Fosse facile: ci provo, a cogliere questo dannato attimo, ma lui corre come un centometrista e io non sono proprio un’atleta da competizione.
Così l’estate scorsa mi sono fatta soffiare il ragazzo che mi piace da un’amica, o pseudo tale. Mentre mi arrovellavo per individuare l’attimo perfetto, qualcuno sceglieva l’imperfezione e mi batteva sul tempo, dichiarandosi ad Andrea. Che tutto è meno che bello, ma ha gli occhi vispi dietro gli occhiali e una parlantina golosa come una chiacchiera zuccherata a Carnevale.
Con un buco al posto del cuore avevo chiesto a Clelia da quand’è che le piaceva Andrea. Lei aveva risposto: “Da oggi. Pe’ chiurito”.
Il chiurito, il prurito, la voglia, da queste parti è una cosa seria. Il paesino calabro, tremila anime e nessuna voglia di crescere, sfondo fisso delle mie vacanze comandate, è tenacemente arroccato nelle sue tradizioni: turdilli, sanguinacci, fichi a crocetta, lu santo culluru e Dio ci scampi e liberi dalla carestia del peperoncino.
Però adesso è inverno, tempo di caldarroste vicino al focolare, Andrea e Clelia si sono lasciati e il meteo dice che domani, a Natale, nevicherà.
Mi affaccio alla finestra, una macchina svolta l’angolo.
È solo un brivido, è solo un attimo“, canta Luca Carboni in bianco e nero alla TV. Domani nevicherà, meglio approfittarne per una passeggiata.
Esco di casa, saluto tutti… come stai, chi sei? Sono la nipote di Pilubiancu, non sia mai che qui ci si chiami per nome. Oramai l’ho capito: siamo tutti figli di, nipoti, fratelli, sorelle, zie e bisnonni di, nessuno è originale, tutti sono copie, tutti col destino scritto nel dna, la vita è una ruota. Quando ti fidanzi? Quando ti sposi, quando ti laurei, quando muori, ché vengo al tuo funerale?
Mille domande dopo, mille auguri dopo, raggiungo il fondo del viale e un dubbio si scioglie. L’avevo vista la sua macchina passare sotto casa, avevo sperato di aver capito, ma non ci credevo che mi aspettasse proprio lì, vicino a quella panchina dove l’ultima estate ci si era detti tante cose importanti, peccato adesso non ne ricordi neanche una.
E invece è proprio lì, vedo tutta la scena come al cinema.
Come stai? Bene, grazie, perché ora so che non è un caso e non è tutto nella mia testa matta di adolescente. Chi sei? Sono la nipote di Pilubiancu, non so più come mi chiamo. Cosa vuoi? Stare con te, ovvio, altrimenti perché sarei qui?
Mi siedo anch’io, su questa panchina di marmo che sono pronta a scolpire nella mia memoria.
Ora lui è davanti a me. Ci siamo desiderati per una stagione e mezzo e adesso che ci siamo trovati, ora che abbiamo tutte le risposte e quasi non ci crediamo, non ci sono più parole e ci stiamo già abbracciando.
Questo è un posto un po’ nascosto, questo è un posto che tutti conoscono, domani tutto il paese saprà che stiamo insieme ma non importa, le sue labbra muovono sulle mie, goffe per l’imbarazzo di aver incontrato una realtà sognata a lungo.
Forse troppo a lungo.
Cerco labbra ben disegnate e trovo la mia inadeguatezza, l’incapacità di lasciarsi andare.
Vorrei catturare una canzone, qualcosa che mi faccia ricordare questa giornata, eppure mi viene in mente “solo un disco che gira e non è neanche in classifica“.

Riapro gli occhi: l’attimo è passato, sono arrivata troppo presto o troppo tardi?
La risposta è riflessa nei suoi, di occhi.
Accesi, bellissimi.
Quest’attimo in fuga non si è nascosto troppo lontano e domani, magari, mi aspetterà di nuovo.imigliorianni

Racconto completo di Emilia Cinzia Perri, edito nell’antologia “I migliori anni”, a cura del Caffè Letterario “La luna e il drago”,  Aprile 2014.
Fotografia di Luca Carboni tratta dal video ufficiale di “Primavera”.
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