Freccia Senzapaura – Le recensioni dei bambini

Ho ricevuto tanto feedback positivo da parte dei bambini delle elementari “Piaget” di Bologna, che hanno lavorato quest’anno a un progetto sulla paura. I bambini hanno letto Freccia e questo è il risultato di alcuni dei loro lavori. Sono strafelice!

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La vita che desideri – Francesco Memo e Barbara Borlini

Titolo: La vita che desideri
Autori: Francesco Memo e Barbara Borlini
Casa editrice: Tunué
Anno di pubblicazione: 2019
Volume unico.

È stato pubblicato da qualche mese, ma ho impiegato un po’ di tempo a metabolizzarlo. Si tratta di un’opera imponente, bellissima e densa, stratificata tavola dopo tavola, vignetta su vignetta.
Il formato della tavola è orizzontale, ricorda quello dell’ultima edizione dell’Eternauta.
La lettura mi ha accompagnato durante un viaggio Napoli-Bologna in cui come al solito ho dato spettacolo, nel senso che ogni tanto mi scappava una lacrima, chissà cos’hanno pensato i passeggeri che hanno avuto la sventura di condividere il viaggio con la sottoscritta.
Ma andiamo a incominciare, ché perder tempo a chi più sa più spiace.

La vita che desideri si compone di tre atti, in cui opera – in varie fasi della sua esistenza – un personaggio, Giulio Corsini, ispirato al nonno della coautrice Barbara Borlini.

A seguire, il prologo e gli incipit degli episodi.

Tutto comincia nel 1914, a Vienna, all’indomani dell’assassinio dell’arciduca Franz Ferdinand. Il giovane Giulio Corsini, che lavora a Vienna come cuoco, resta coinvolto suo malgrado in un omicidio, in cui involontariamente, per soccorrere un estraneo in difficoltà, finisce con l’aiutarlo a uccidere il suo avversario. Rilasciato dai gendarmi, nel tentativo di saperne di più sull’omicida, finisce in un Kabarett, l’Eule. Qui vede l’omicida esibirsi nei panni della cantante Barbette.
Scoppia la Prima guerra mondiale.

L’uomo medio
1916, Altopiano del Carso. Giulio Corsini è soldato di trincea. Un giorno il suo battaglione cattura un soldato austriaco a nome Florian. Questi non è che Barbette, alias l’omicida aiutato due anni prima da Giulio, che ora, essendo l’unico a sapere il tedesco, per la seconda volta lo aiuta a sopravvivere, traducendo le sue frasi. In altre parole, gli fa da angelo protettore… Logico che i due si sentano legati l’uno all’altro, quasi predestinati, e l’esperienza cruda della guerra e della morte imminente li legherà per sempre… o forse no?

Mio padre
1935, Lago Maggiore. Questo è l’episodio che mi è piaciuto di più. Apparentemente non ha a che fare col precedente, perché muove dall’esperienza dell’avanguardista Giorgio Crippa e del fratello balilla, Guerino, che si uniscono in campeggio alla gioventù fascista. Qui interagiscono con gli altri giovani fanatici del Duce ma non sono visti di buon occhio, perché il padre di Giorgio e Guerino è un noto comunista, e in quanto comunista ha perso il lavoro. La madre dunque spinge Giorgio ad avviarsi alla carriera alberghiera, e l’occasione gli viene fornita da un noto albergatore: Giulio Corsini. Questi sarà una presenza fondamentale per il giovane Giorgio, ignaro di poesia se non di quella filtrata dal regime. Galeotto sarà Omero e l’attrazione irresistibile della bellezza dell’Iliade

Pietà l’è morta
1943, Salonicco. Anche in quest’episodio inizialmente sembra che gli avvenimenti precedenti non siano collegati agli eventi qui narrati. Da Salonicco una famiglia ebrea per fuggire la violenza antisemita si imbarca per l’Italia, dove saranno ospiti graditi nell’albergo di Giulio Corsini. Purtroppo i tedeschi irrompono anche in questo luogo che sembrava sicuro e i genitori sono entrambi catturati. Si salva solo la bambina, la muta Becki, grazie a Giulio che la nasconde fino a quando non riesce ad affidarla a un partigiano. Quest’ultimo altri non è che Giorgio Crippa…

Qualche considerazione
Sarò breve: ho avuto un bisnonno prigioniero in Etiopia, che è tornato vivo a casa perché sapeva fare il pane. I miei nonni hanno partecipato alle guerre mondiali e di storie me ne hanno raccontate. Ecco perché considero La vita che desideri, sostanzialmente, un’opera di verità. Non perché i protagonisti siano esistiti realmente: essi possono essere fittizi, ma senz’altro vero è il sangue versato e vera la dignità calpestata e morta la pietà e risorta la speranza, con la vita che, nonostante tutto il male che è stato, trova la forza di sorridere, anche da muta.

Difficile descrivere la bellezza dei disegni, tuttavia a me sembra che l’espressività dei volti sia la testata d’angolo su cui poggia la forza icastica della narrazione. Mi è sembrato di sentire il sapore del sigaro di Giorgio Crippa e lo champagne dell’albergo di Giulio Corsini e ho udito la dolcezza triste delle canzoni di Barbette. Sono stata in trincea, poi tra i balilla e gli avanguardisti, poi tra i partigiani sospesi tra ideale e precipizio.

Il rigore della ricerca storica degli autori è evidente, come notevole è la volontà di mantenere un ritmo serrato, oserei dire spietato, ma sono i dialoghi tra i personaggi quelli che mi hanno rapito, più che la retorica ricostruita dei discorsi o le canzoni in tedesco o la tensione della catastrofe imminente. Perché è difficile dare voce alla verità della sostanza umana.

Come difficile è trovare le parole per esprimere l’inesprimibile, la bellezza che fiorisce in mezzo alla tragedia, quasi l’Allegria di naufragi di ungarettiana memoria. Resta solo la grande umanità che trapela dalle pagine, pagine vergate da colori primari (giallo per il primo episodio, rosso per il secondo e verde per l’ultimo), come primarie sono le avventure di cui si fa la vita. La scoperta, l’amore, la morte. La morte, che è verde perché essa è la vita di chi viene dopo.

Si sa, siamo nani sulle spalle dei giganti.

I miei nonni avevano spalle forti e io sono loro grata, così come sono grata a Barbara Borlini e Francesco Memo per questo imponente, bellissimo, struggente fumetto (o graphic novel, che dir si voglia).

Non privatevene. È la nostra storia, la nostra memoria, la sostanza di cui siamo fatti.

Mercurio Loi, un eroe capovolto

 

“Io non racconto storie, racconto il modo di raccontare storie.”
Tiziano Sclavi, “Nessuno siamo perfetti” di G. Soldi, 2014

Mercurio. Loi. Chissà se esiste qualche lettore di fumetti che non ha mai sentito di questa serie della Bonelli, da poco terminata col numero sedici. Nel caso, riporto qualche indicazione narrativa dal sito della casa editrice:

Mercurio Loi è un professore di storia all’università, ma sembra molto più interessato alle sfide e ai misteri che la strana società romana dei primi dell’Ottocento sembra offrirgli. Per chi abita a Roma nel 1826, Mercurio Loi è solo un professore, molto colto e intelligente, forse un po’ perdigiorno, sempre sorridente. Lo si vede passeggiare di frequente per le stradine intricate e affollate, lungo il Tevere ancora senza argini (…) Mercurio indossa il mantello e scende per le strade dedicandosi a ciò che più lo interessa, che sono le sfide di intelligenza.

La presentazione del personaggio qui riportata, ancorché ineccepibile, non spiega (né del resto lo potrebbe) perché Mercurio Loi abbia ricevuto molti riconoscimenti, vinto diversi premi, insomma perché se ne parli e perché abbia deciso di scriverne anch’io.

Il motivo credo non risieda tanto nella storia, ma nel modo in cui essa viene raccontata e soprattutto nel cuore etico e filosofico del racconto. Quel che resta dopo la lettura (e la rilettura) di ogni singolo albo della serie è cospicua materia di riflessione. Ciò che Ray Bradbury chiama sostanza. In altre parole, si pensa e pure parecchio.

L’albo che più mi è rimasto dentro è “L’uomo orizzontale”. Non dico troppo per non rovinare la sorpresa, ma l’intero albo è un invito alla resilienza come forma di resistenza, a non essere dominati dall’idea della competizione, dell’utilità pratica, l’ossessione del fare e portare a casa il risultato, in definitiva il chiodo fisso del vincere sempre, vincere tutto. Mi ha ricordato una poesia di Sylvia Plath (“Io sono verticale. Ma preferirei essere orizzontale”) e sì, anche Caparezza, quando in “Ti fa stare bene” martella: “Sono tutti in gara e rallento, fino a stare fuori dal tempo./Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene”.  Aggiungo che sfogliando l’albo a un certo punto c’è un espediente che stimola a rallentare la lettura, e questo l’ho trovato geniale.

Altri albi che si impongono alla memoria sono “L’infelice”, “Il cuoco mascherato” e “La testa di Pasquino”. Il primo propone una declinazione ingegnosa dell’ Effetto farfalla (“Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?”) e di tutte le sue devastanti possibili conseguenze, il secondo è una gustosa (è il caso di dirlo) metafora culinaria degli ingredienti e soprattutto del tempo di lavorazione necessario per costruire personaggi, fabbricare storie, con l’effetto di stuzzicare l’appetito nel lettore che brama cibo per lo stomaco e per la mente. Il terzo, “La testa di Pasquino“, mi ha ricordato in un punto Le baccanti di Euripide come archetipo dell’autoinganno, in un altro punto invece Nell’anno del signore, pellicola di Luigi Magni, regista e sceneggiatore di cui io sono fan di lunga data (anche in altre occasioni la serie mi ha ricordato Magni, com’è naturale, dato che quest’ultimo è il grande cantore di Roma e in particolare della Roma papalina). Certo, quest’albo si distanzia da Euripide e da Magni, perché presenta uno specifico timbro autoriale anche grazie a un tocco surreale che qua e là fa capolino nella serie, e in questa occasione ci conduce attraverso le allucinazioni dei personaggi: cosa è vero, cosa non lo è, quanto tempo è già passato e dove e quando? Il tempo e lo spazio sono categorie che vengono messe alla prova in Mercurio Loi, serie in cui è facile perdersi mentre divaghiamo. Ma il tempo sottratto all’azione è il tempo in cui troviamo noi stessi. Ergo, tempo guadagnato. 

Ancora più dei singoli albi, è il gusto della narrazione quello che emerge con chiarezza dalla lettura.

E tante cose a questo punto dovrei menzionare, come le bellissime soggettive in apertura del primo e dell’ultimo volume (e anche nel numero 8, “Il colore giallo”, che segna la metà della serie), però in generale tutte le prime pagine dei volumi sono memorabili: tattili (“La legge del contrappasso”), placide e visive (“Il piccolo palcoscenico”), gustose (“Il cuoco mascherato”), rumorose (“L’infelice”, “Una settimana come tante”), poetiche (“La testa di Pasquino”), mimetiche (“La somiglianza con una scimmia”), in medias res (“Il circolo degli intelligentissimi”, “Tempo di notte”).

I personaggi pure presentano psicologie complesse tradotte in azioni e dialoghi poco prevedibili e parecchio intriganti (come il rapporto tra Enrica e Mercurio in “Ciao, Core”). Se cerchiamo la prima apparizione del protagonista, la troviamo a pag. 22 del numero uno: Mercurio si trova a testa in giù, torturato dall’antagonista Tarcisio. Un eroe capovolto. Chi leggerà gli albi, non tarderà a vedere in lui un eroe dal pensiero laterale e, ancora una volta, poco prevedibile. Anche gli altri personaggi si ritagliano un loro preciso spazio nella memoria: la “spalla” Ottone, che fin dall’inizio porta il marchio della propria maledizione, Belforte, il colonnello silenzioso, Galatea, enigmatica bambina prodigio… persino Adelchi, il barbiere di Mercurio, è speciale. Lo sono tutti, come tutti risultano, dopo la lettura dell’intera serie, duplici.

E poi c’è lei… Roma. Roma del coprifuoco, Roma sui tetti a perdifiato, all’aperto nei fori, e giù nei sotterranei delle associazioni segrete. Roma carbonara, Roma di Pasquino, Roma degli assassini mascherati in cerca di giustizia, Roma del carnevale, Roma del Papa Re. E tutto questo è un valore aggiunto: essendo io fan di Luigi Magni, un fumetto ambientato nella Roma papalina per me equivale a un invito a nozze.

Pur ambientato nell’Ottocento, Mercurio Loi comunque non è un romanzo storico e neanche un fumetto d’azione, nonostante di azione ce ne sia. Veramente, pur essendo un fumetto, ho qualche difficoltà a definirlo “solo” un fumetto. La sensazione che ho provato leggendo è la medesima sperimentata durante gli anni novanta, mentre mi nutrivo di Dylan Dog. Credo che la definizione più calzante sia quella di viaggio.

Mercurio Loi è il viaggio che non ti aspetti, quando il cammino si apre a diverse possibilità (“A passeggio per Roma”) e non è sicuro che da qualche parte ci attenda una meta, o forse sì ma il punto non è quello.

Il punto è che questo viaggio è irrinunciabile. 

RECENSIONE #278 – LA MUSA DIMENTICATA 2, LA STORIA DI HOFFMANN DI EMILIA CINZIA PERRI E DEDA DANIELS.

Grazie mille a Sara Fabiani per questa splendida recensione! ♥

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BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Per chi fosse interessato alla lettura di questa Graphic Novel, lo invito a leggere la Recensione del PRIMO VOLUME della duologia che trovateQUI. In questa recensione potrebbero esserci spoiler – anche se cerco sempre di farne il meno possibile – quindi invito solo i temerari a leggere questa recensione. Per i restanti vi invito a leggere questi due volumi per poi parlarne insieme qui sotto nei commenti, magari. Ringrazio le due autrici che con me sono state carinissime e che mi hanno permesso di leggere la loro meraviglia. Ecco qui che ve ne parlo:
41FJNM-3dsL._SX345_BO1,204,203,200_Titolo: La Musa dimenticata (#2)
– La storia di Hoffmann
Autori: Emilia Cinzia Perri e Deda Daniels
Editore: Hazard Edizioni
Link d’acquisto: https://amzn.to/2FMKsMl

Trama: Si conclude la miniserie originale che omaggia i temi e i personaggi del Dio del Manga Osamu Tezuka con una…

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24 Marzo 2019 – La Musa dimenticata al Be Comics!

Domenica 24 Marzo 2019 sarò al Be Comics!, fiera del fumetto di Padova, per una signing session. Naturalmente, è possibile trovare entrambi i volumi della Musa dimenticata, in fiera e in anteprima. Adesivi e stampe in omaggio per chi si presenterà ad acquistare i volumi! Continua a leggere

21 Marzo 2019 – Incontro in Salaborsa (Disognando), Bologna, ore 17.30

La Musa dimenticata, art by Deda Daniels

Adattare un capolavoro, omaggiare un maestro 

Il 21 Marzo 2019, nella Sala Incontri della Biblioteca Salaborsa (Bologna), ore 17.30, parlerò per un paio d’orette di sceneggiatura, mostrando il “dietro le quinte” di due volumi: Salomè, disegnato da Silvia Vanni (Kleiner Flug) e La Musa dimenticata, disegnato da Deda Daniels (Hazard/BD). L’incontro è inserito nell’iniziativa Disognando, ciclo di incontri con gli autori (sceneggiatori e/o illustratori) che parlano del loro mestiere. Se potete, siateci!

Shoujo Manga Outline – Blog

Dai primi anni del Duemila collaboro a un sito sugli shoujo manga, ossia i fumetti giapponesi per ragazze, che è stato per tanto tempo un punto di riferimento per appassionati e addetti al settore. Il sito è fermo da un po’ e con santa pazienza sto trasferendo i contenuti su un blog, perché ritengo che le review e il materiale reperibile nel sito possa ancora essere di utilità a qualcuno. Se vi va di sbirciare, cliccate sull’immagine SMO!

La Musa dimenticata -volume 2 – Cartoomics 2019

Il secondo volume della Musa dimenticata sarà disponibile a partire da Marzo in libreria (edizioni BD), e in anteprima a Cartoomics (Milano, 8-9-10 Marzo).  Le autrici (Emy e Deda) sono ospiti della manifestazione.
Ecco il trailer del secondo volume. Se potete, passate a fare un saluto! 

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Quando la paura diventa un mostro…

Il 26 Ottobre 2018 ho partecipato a un progetto sulla paura destinato alle scuole elementari.

Ho avuto la possibilità di parlare sia di Frankenstein di Mary Shelley che di Freccia Senzapaura. Non avevo molta fiducia che un romanzo come Frankenstein potesse essere presentato a dei lettori così giovani… e invece un’ottantina di bambini ha capito entrambe le storie e, sulla base delle mie indicazioni, dato un volto ai mostri nati dalle paure. Poi hanno inventato un nome e trovato i modi per cercare di sconfiggerli.

Dire che è stato bellissimo non rende l’idea. Ecco alcuni dei loro lavori ♥️
Grazie alle bravissime maestre, all’appassionata e appassionante Chiara Federico e all’iniziativa “Libriamoci”.

            

Work in regress

Il locale è saturo del puzzo di alcool e di fumo appiccicato ai vestiti. Mi dirigo verso il bancone e lui è sempre lì, ad aspettare. Barba lunga e occhi stanchi, una giacca buona per l’inverno e per l’estate. Lenny siede al solito posto del solito pub sgangherato. Dicono che un tempo sia stato uno scrittore. Ora è soltanto Lenny. Il vecchio Lenny. Ha appeso la penna al chiodo e nessuno sa bene cosa faccia adesso, a parte bere e aspettare.

Aspettare cosa? Gli ho chiesto una volta.

Lui ha detto: Che finisca il tempo dell’attesa. O forse ha detto: Che finisca il tempo. O era “Che finisca” e basta? Continua a leggere

RECENSIONE #232 – LA MUSA DIMENTICATA #1 DI EMILIA CINZIA PERRI E DEDA DANIELS.

Grazie mille a Sara Fabian per la bellissima recensione della Musa dimenticata *__*!

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BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI! 

Buon inizio settimana cari lettori! Sono qui per presentarvi un’altra delle mie letture che mi ha colpito e catturato. Le due autrici sono state gentilissime e le ringrazio per avermi donato una copia della loro opera e sono felice di parlarvene qui sul mio blog. Ecco a voi:
image002Titolo: La Musa dimenticata (#1) – La storia di Hoffmann
Autori: Emilia Cinzia Perri e Deda Daniels
Editore: Hazard Edizioni
Link d’acquisto: https://amzn.to/2CXBLh2

TramaUna storia originale che omaggia Osamu Tezuka mettendo in scena i suoi personaggi tipici e dando loro una nuova vita e una rinnovata veste grafica. Non è un segreto, infatti, che il “dio dei manga” nelle sue opere utilizzasse come “attori” i personaggi di un suo personale cast, ritagliando di volta in volta per essi delle parti su misura. In questa loro opera in due volumi, Emilia Cinzia Perri…

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Preview – Quinta Essenza (Edizioni Il Vento Antico)

A partire da Settembre 2018 sarà disponibile per le Edizioni Il Vento Antico l’e-book “Quinta Essenza – La materia dei sogni“. Si tratta di un progetto piuttosto particolare, nato diversi anni fa, specchio perfetto di quell’animale strano che sono: una raccolta di cinque racconti in versi, ognuna dedicata a un elemento.

Lascio qui l’incipit della storia dedicata all’acqua (ribadisco che non si tratta propriamente di poesie, ma di racconti in versi).

DI ACQUA

Per un re senza figlioli
niente è meglio che trovare
da riflettere e pregare
vecchio e solo, innanzi al mare:

“Oh, se avessi io una figlia!
perla pura di conchiglia,
fresca brezza vespertina
bella, dolce acqua marina!”

Come a morte un condannato
che una volta giudicato
per la vita non gli resta
che quell’unica richiesta,

fece il re questa preghiera
ogni mane e ogni sera.

E uno spirito del mare
che passava lì per caso
si fermò ad ascoltare
a un palmo dal suo naso:

“Oh se avessi io una prole
immutabile e cangiante
come l’acqua sotto il sole,
vivo raggio e abbagliante!”

“Ben tale è la richiesta,
che sia accontentata:
se come l’acqua fresca
tu l’hai desiderata,

(si sentì rispondere a un tratto)
Come l’acqua l’avrai, presto fatto!”

Lo spirito parlò e disparve,
ed ecco che al suo posto
su dall’acqua emerse tosto
una fanciulla di sangue e carne:

di perla aveva il viso
leggiadro il suo sorriso
le chiome erano onde,
lunghe, lucenti e bionde.

(estratto dall’e-book presto disponibile qui)

Nell’immagine: Giulio Aristide Sartorio, Sirena, 1893.

Letture e visioni – Agosto 2018

IL LIBRO

Chiamami col tuo nome by André Aciman
My rating: 5 of 5 stars

Dopo aver visto il film di Guadagnino ho cercato il libro per approfondire un paio di punti che non mi erano troppo chiari. Letto il romanzo, mi sono fatta un’idea più precisa del perché la pellicola eserciti uno strano effetto ipnotico, cui è difficile sottrarsi e in cui si vorrebbe restare immersi. Tra Proust e Margherita d’Angoulême, tra Eraclito e Platone, il romanzo tratta in particolare di un amore tra due uomini ma la vicenda fluisce attraverso ritmi universali e riconoscibili, tra i dubbi e i tormenti della giovinezza, gli ardori estivi e la forza del desiderio che tutto potrebbe distruggere e finisce invece per costruire un “monumento più duraturo del bronzo” nel museo dei ricordi più preziosi e segreti. Come Eraclito sembra suggerire, gli opposti coincidono: questo è un amore ideale che diventa reale, ma nella realtà si svolge in una porzione di tempo minima (un paio di settimane) e quindi subito rientra nella dimensione del sogno e dell’immaginazione. Un frammento nella vita reale può dilatarsi in un tempo eterno nella memoria, divenire un luogo di felicità a cui attingere durante tutta la vita. Che questo legame sia in particolare tra due uomini, dettaglio in realtà essenziale nella trama, a conti fatti è nello stesso tempo irrilevante, perché la memoria funziona per tutti allo stesso modo: il tempo ci appartiene e, nel luogo segreto del nostro piccolo io, esso può diventare infinito. Ideale e reale, particolare e universale, finito e infinito.
Dunque per me è nella coincidenza degli opposti che risiede il fascino del romanzo, tutto permeato dalla nostalgia di quella “scintilla divina” cui l’umanissimo uomo non può che tendere inutilmente attraverso il desiderio e l’amore.
Il film, pur essendo un adattamento fedele, vive di vita propria grazie a scelte brillanti quali la metafora dell’acqua che fa emergere un’antica statua greca: la nostra natura, sommersa da una serie di regole, leggi, consuetudini e tutto ciò che chiamiamo “cultura” , è destinata prima o poi a venire alla luce.

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Presentazioni “La Musa dimenticata”, Settembre 2018

Io e Deda Daniels, autrici del graphic novel “La Musa dimenticata” (Hazard Edizioni), opera che si propone di omaggiare il padre dei manga Tezuka Osamu, abbiamo organizzato degli incontri di presentazione e firmacopie del volume nel mese di Settembre 2018.

Ecco le date e i luoghi, con relative pagine Facebook degli eventi:

Milano, 8 Settembre, Infinity Comics ore 15-18.00
https://www.facebook.com/events/420266401824930/

Bologna, 14 Settembre, libreria TRAME, ore 18-00-19.30
https://www.facebook.com/events/1753488081405369/

Roma, 15 Settembre, libreria PAGINA2 (ex Orientalia), ore 18.00-19.00
https://www.facebook.com/events/1919467678347736/

Veniteci a trovare, ne saremo felici!

BUONE VACANZE!

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Letture e visioni – Luglio 2018

IL LIBRO

Chéri / La fine di Chéri by Colette
My rating: 4 of 5 stars

Il romanzo affronta la relazione tra Léa de Lonval, una cortigiana quasi cinquantenne e il suo amante, Fred Peloux detto Chéri, che ha la metà dei suoi anni. La relazione, durata sei anni, si interrompe nel momento in cui a Fred per decisione materna si impone il matrimonio con la diciannovenne Edmée. Léa e Chéri si separano ma a causa della lontananza i due prendono consapevolezza dei loro sentimenti e della crudeltà cui il destino li ha sottoposti. Ho letto il romanzo assieme ad altre opere di Colette, che però non mi hanno favorevolmente colpito come Chéri. In quest’opera Colette lascia intravedere con grande senso drammaturgico le ragioni psicologiche che spingono i due protagonisti di volta in volta a celarsi e a rivelarsi. Una lettura che mi ha trasportato tra le strade di Parigi al tempo della Belle Époque, di cui sono riportati su carta i profumi, le luci, i colori. Il viaggio è stato talmente piacevole che ho cercato di proseguirlo con il seguito di Chéri, cioè La fine di Chéri. Purtroppo nel secondo e ultimo romanzo non c’è nulla di tutto questo, essendo una monotona narrazione “a tesi”, quasi Colette volesse far morire, col personaggio di Chéri, qualcuno che non poteva uccidere nella realtà. A conti fatti, un’opera che risulta più fredda del precedente lavoro. Ricorderò con piacere Chéri e mi dimenticherò del suo deludente finale.

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Il nastro di velluto rosso

Eliana annodò e riannodò con estrema lentezza il morbido velluto attorno al collo serico. Il nastro dai riflessi porporini risaltava come un papavero appassito su un volto di giglio.
La donna aveva sempre tenuto il conto di tutti i clienti di cui si era presa amorevolmente cura – ben oltre la dovuta serietà professionale – annotandone nome, provenienza, destinazione.
Questa è la trecentesima salma – pensava.  Continua a leggere

Odissea narrata allo sguardo di Fabio Visintin

Qualche tempo fa ho partecipato al crowdfunding su Spaceman Project di “Odissea narrata allo sguardo” di Fabio Visintin. Si tratta di un bel volume cartonato che promette ciò che mantiene: narrare senza balloon, quindi mediante la successione delle immagini, l’intero poema omerico in ottanta pagine. Arte sequenziale pura, insomma. Continua a leggere

RECENSIONE #188 – FRECCIA SENZAPAURA DI EMILIA CINZIA PERRI.

Grazie a Sara Fabiani che scrive una bella recensione su Freccia Senzapaura! *__*

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BUON POMERIGGIO CARE PARTICELLE LETTRICI!

Ovvi vi porto il libro di cui vi avevo parlato solo qualche giorno fa e che spero vi abbia incuriosito molto. Trovate QUI la segnalazione e ve ne parlo subitissimo con la mia recensione, ringraziando ancora Emiliaper avermi inviato il suo piccolo gioiello. Ecco qui che ve ne parlo:

freccia-senzapaura-1Titolo: Freccia Senzapaura
Autrice: Emilia Cinzia Perri
Casa editrice: La Ruota Edizioni
Pagine: 120
Prezzo: 10 euro cartaceo
Data di pubblicazione: Giugno 2018
Link d’acquisto: https://amzn.to/2JTLwgV
TramaDa che era un mocciosetto, Enrico Belpieri, per brevità “Erri”, ha sempre avuto paura del buio. Ma ora che ha undici anni ed è costretto a passare l’estate dai nonni a Cantalupi, deve fronteggiare le proprie debolezze per entrare nei Senzapaura, la banda di cui fanno parte tutti i suoi amici d’infanzia: per raggiungere quest’obiettivo è necessario superare una terribile prova di…

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LETTURE E VISIONI – GIUGNO 2018

IL LIBRO

Anime scalze by Fabio Geda
My rating: 4 of 5 stars

Letto grazie a un progetto di scuola, che mi ha permesso anche di partecipare a un incontro con l’autore, incontro che si è rivelato molto interessante. La storia tratta di anime, come dice il titolo, scalze, cioè prive di protezione, scoperte. Al centro della narrazione ci sono i giovani -come di norma nei libri dell’autore- privi di nuclei familiari stabili, in cui i genitori spesso appaiono più immaturi, fragili e lesionati dei figli. Privi di figure di riferimento, questi ragazzi si ritrovano a crescere da soli, affrontando situazioni difficili da cui talvolta riescono a emergere solo grazie alla bontà dell’autore, il quale durante l’incontro ha espresso la sua filosofia: preferisce raccontare storie in cui gli aerei non cadono, anche se è perfettamente consapevole che gli aerei, qualche volta, cadono. Ho trovato davvero piacevole lasciarmi trasportare dalla prosa di Geda, che è dotato di un’arguzia capace di trasformarsi in rara leggerezza, anche quando tratta di avvenimenti drammatici. Qua e là è possibile trovare tracce di un umorismo teso a evidenziare le contraddizioni di una vita che si risolve in un incastro beffardo tra commedia e tragedia.

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