Qua la penna! Autrici e art director nel fumetto italiano (1908-2018) di AA. VV.

Segnalo questo articolo che ho pubblicato per il website Shoujo Manga Outline. Non si tratta della recensione di un manga ma di un libro che mette in luce il ruolo delle donne nel fumetto italiano, ruolo spesso rimasto nell’ombra per tante ragioni. Dal momento che negli ultimi anni, grazie alla diffusione dei graphic novel, la narrazione al femminile forse per la prima volta sta facendo sentire la sua voce, credo sia giusto recuperare quanto accaduto nel secolo scorso… per non dimenticare, per camminare con più sicurezza lungo una direzione consapevole.

Titolo: Qua la penna! Autrici e art director nel fumetto italiano (1908-2018)
Autori: AA. VV.
Editore: ComicOut
Anno di pubblicazione: 2020
ISBN: 9788897926863
Pagine: 184
Prezzo: 14.90 euro

Quando suona la campanella di Emilia Cinzia Perri e Salvatore Pellone

Loretta Manzi è una prof.ssa di italiano che, a dispetto dei suoi 20 anni di onorato servizio, non ha ancora smesso di imparare. Apprendere, oltre a essere necessario, può essere divertente. Perciò io e Salvatore Pellone le abbiamo chiesto aiuto per farci strada nel mondo della scuola in questo nuovo progetto che ci vede coinvolti.

150 anni dalla nascita di Maria Montessori: ora che la campanella tace e la didattica si fa a distanza, è ancora necessario ragionare di scuola, di apprendimento e di insegnamento.
E per scongiurare il rischio di parlarne a vanvera, invochiamo come nume tutelare Niccolò Machiavelli, l’uomo che ha visto nel binomio esperienza-conoscenza una chiave possibile per cavarci fuori da questo “bordello” (parola di dantesca memoria) in cui molto probabilmente andremo a cacciarci.
In attesa che torni a suonare la campanella.

Se vi va di seguirci, ecco qui:

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La Musa dimenticata – Il capitolo dell’eterna estate – online su Tapas

Io e Deda Daniels stiamo pubblicando un po’ alla volta le storie extra de La Musa dimenticata (serie in due volumi disponibili in cofanetto raccoglitore per Edizioni BD qui) su Tapas. Le storie sono indipendenti dalla storia principale e sono disponibili gratuitamente online. Se volete seguirle, cliccate sul gattino:

Ufficio Oggetti Smarriti su Tapas!

Il webcomic Ufficio oggetti smarriti, sceneggiato da me e disegnato da Enrico Gigante, è disponibile gratuitamente sulla piattaforma Tapas a partire da oggi. Sarà caricata una nuova pagina al giorno (è una storia breve). Se volete seguirlo, cliccate su questo link 🙂

Intervista per La Bottega dei Libri – Settembre 2019

Prima che mi dimentichi (la mia testa è un colabrodo), segnalo la bella intervista di Marco Chabod sul blog La Bottega dei Libri, primo settembre 2019.

Grazie mille!

Cliccate sul link per leggerla.

Intervista a Emilia Cinzia Perri e Deda Daniels, autrici de “La musa dimenticata – La storia di Hoffman”

Intervista per La stamberga d’inchiostro – Giugno 2019

Al solito, dimentico sempre di segnalare sul blog tutte le recensioni sulla Musa (sono tante), e così ho dimenticato anche di segnalare l’intervista comparsa a Giugno 2019 sul blog La Stamberga d’Inchiostro. Cliccate sul link per leggerla.

Grazie mille Sandy 🙂

Due chiacchiere con E.C. Perri e D. Daniels – La musa dimenticata

La vita che desideri – Francesco Memo e Barbara Borlini

Titolo: La vita che desideri
Autori: Francesco Memo e Barbara Borlini
Casa editrice: Tunué
Anno di pubblicazione: 2019
Volume unico.

È stato pubblicato da qualche mese, ma ho impiegato un po’ di tempo a metabolizzarlo. Si tratta di un’opera imponente, bellissima e densa, stratificata tavola dopo tavola, vignetta su vignetta.
Il formato della tavola è orizzontale, ricorda quello dell’ultima edizione dell’Eternauta.
La lettura mi ha accompagnato durante un viaggio Napoli-Bologna in cui come al solito ho dato spettacolo, nel senso che ogni tanto mi scappava una lacrima, chissà cos’hanno pensato i passeggeri che hanno avuto la sventura di condividere il viaggio con la sottoscritta.
Ma andiamo a incominciare, ché perder tempo a chi più sa più spiace.

La vita che desideri si compone di tre atti, in cui opera – in varie fasi della sua esistenza – un personaggio, Giulio Corsini, ispirato al nonno della coautrice Barbara Borlini.

A seguire, il prologo e gli incipit degli episodi.

Tutto comincia nel 1914, a Vienna, all’indomani dell’assassinio dell’arciduca Franz Ferdinand. Il giovane Giulio Corsini, che lavora a Vienna come cuoco, resta coinvolto suo malgrado in un omicidio, in cui involontariamente, per soccorrere un estraneo in difficoltà, finisce con l’aiutarlo a uccidere il suo avversario. Rilasciato dai gendarmi, nel tentativo di saperne di più sull’omicida, finisce in un Kabarett, l’Eule. Qui vede l’omicida esibirsi nei panni della cantante Barbette.
Scoppia la Prima guerra mondiale.

L’uomo medio
1916, Altopiano del Carso. Giulio Corsini è soldato di trincea. Un giorno il suo battaglione cattura un soldato austriaco a nome Florian. Questi non è che Barbette, alias l’omicida aiutato due anni prima da Giulio, che ora, essendo l’unico a sapere il tedesco, per la seconda volta lo aiuta a sopravvivere, traducendo le sue frasi. In altre parole, gli fa da angelo protettore… Logico che i due si sentano legati l’uno all’altro, quasi predestinati, e l’esperienza cruda della guerra e della morte imminente li legherà per sempre… o forse no?

Mio padre
1935, Lago Maggiore. Questo è l’episodio che mi è piaciuto di più. Apparentemente non ha a che fare col precedente, perché muove dall’esperienza dell’avanguardista Giorgio Crippa e del fratello balilla, Guerino, che si uniscono in campeggio alla gioventù fascista. Qui interagiscono con gli altri giovani fanatici del Duce ma non sono visti di buon occhio, perché il padre di Giorgio e Guerino è un noto comunista, e in quanto comunista ha perso il lavoro. La madre dunque spinge Giorgio ad avviarsi alla carriera alberghiera, e l’occasione gli viene fornita da un noto albergatore: Giulio Corsini. Questi sarà una presenza fondamentale per il giovane Giorgio, ignaro di poesia se non di quella filtrata dal regime. Galeotto sarà Omero e l’attrazione irresistibile della bellezza dell’Iliade

Pietà l’è morta
1943, Salonicco. Anche in quest’episodio inizialmente sembra che gli avvenimenti precedenti non siano collegati agli eventi qui narrati. Da Salonicco una famiglia ebrea per fuggire la violenza antisemita si imbarca per l’Italia, dove saranno ospiti graditi nell’albergo di Giulio Corsini. Purtroppo i tedeschi irrompono anche in questo luogo che sembrava sicuro e i genitori sono entrambi catturati. Si salva solo la bambina, la muta Becki, grazie a Giulio che la nasconde fino a quando non riesce ad affidarla a un partigiano. Quest’ultimo altri non è che Giorgio Crippa…

Qualche considerazione
Sarò breve: ho avuto un bisnonno prigioniero in Etiopia, che è tornato vivo a casa perché sapeva fare il pane. I miei nonni hanno partecipato alle guerre mondiali e di storie me ne hanno raccontate. Ecco perché considero La vita che desideri, sostanzialmente, un’opera di verità. Non perché i protagonisti siano esistiti realmente: essi possono essere fittizi, ma senz’altro vero è il sangue versato e vera la dignità calpestata e morta la pietà e risorta la speranza, con la vita che, nonostante tutto il male che è stato, trova la forza di sorridere, anche da muta.

Difficile descrivere la bellezza dei disegni, tuttavia a me sembra che l’espressività dei volti sia la testata d’angolo su cui poggia la forza icastica della narrazione. Mi è sembrato di sentire il sapore del sigaro di Giorgio Crippa e lo champagne dell’albergo di Giulio Corsini e ho udito la dolcezza triste delle canzoni di Barbette. Sono stata in trincea, poi tra i balilla e gli avanguardisti, poi tra i partigiani sospesi tra ideale e precipizio.

Il rigore della ricerca storica degli autori è evidente, come notevole è la volontà di mantenere un ritmo serrato, oserei dire spietato, ma sono i dialoghi tra i personaggi quelli che mi hanno rapito, più che la retorica ricostruita dei discorsi o le canzoni in tedesco o la tensione della catastrofe imminente. Perché è difficile dare voce alla verità della sostanza umana.

Come difficile è trovare le parole per esprimere l’inesprimibile, la bellezza che fiorisce in mezzo alla tragedia, quasi l’Allegria di naufragi di ungarettiana memoria. Resta solo la grande umanità che trapela dalle pagine, pagine vergate da colori primari (giallo per il primo episodio, rosso per il secondo e verde per l’ultimo), come primarie sono le avventure di cui si fa la vita. La scoperta, l’amore, la morte. La morte, che è verde perché essa è la vita di chi viene dopo.

Si sa, siamo nani sulle spalle dei giganti.

I miei nonni avevano spalle forti e io sono loro grata, così come sono grata a Barbara Borlini e Francesco Memo per questo imponente, bellissimo, struggente fumetto (o graphic novel, che dir si voglia).

Non privatevene. È la nostra storia, la nostra memoria, la sostanza di cui siamo fatti.

Mercurio Loi, un eroe capovolto

 

“Io non racconto storie, racconto il modo di raccontare storie.”
Tiziano Sclavi, “Nessuno siamo perfetti” di G. Soldi, 2014

Mercurio. Loi. Chissà se esiste qualche lettore di fumetti che non ha mai sentito di questa serie della Bonelli, da poco terminata col numero sedici. Nel caso, riporto qualche indicazione narrativa dal sito della casa editrice:

Mercurio Loi è un professore di storia all’università, ma sembra molto più interessato alle sfide e ai misteri che la strana società romana dei primi dell’Ottocento sembra offrirgli. Per chi abita a Roma nel 1826, Mercurio Loi è solo un professore, molto colto e intelligente, forse un po’ perdigiorno, sempre sorridente. Lo si vede passeggiare di frequente per le stradine intricate e affollate, lungo il Tevere ancora senza argini (…) Mercurio indossa il mantello e scende per le strade dedicandosi a ciò che più lo interessa, che sono le sfide di intelligenza.

La presentazione del personaggio qui riportata, ancorché ineccepibile, non spiega (né del resto lo potrebbe) perché Mercurio Loi abbia ricevuto molti riconoscimenti, vinto diversi premi, insomma perché se ne parli e perché abbia deciso di scriverne anch’io.

Il motivo credo non risieda tanto nella storia, ma nel modo in cui essa viene raccontata e soprattutto nel cuore etico e filosofico del racconto. Quel che resta dopo la lettura (e la rilettura) di ogni singolo albo della serie è cospicua materia di riflessione. Ciò che Ray Bradbury chiama sostanza. In altre parole, si pensa e pure parecchio.

L’albo che più mi è rimasto dentro è “L’uomo orizzontale”. Non dico troppo per non rovinare la sorpresa, ma l’intero albo è un invito alla resilienza come forma di resistenza, a non essere dominati dall’idea della competizione, dell’utilità pratica, l’ossessione del fare e portare a casa il risultato, in definitiva il chiodo fisso del vincere sempre, vincere tutto. Mi ha ricordato una poesia di Sylvia Plath (“Io sono verticale. Ma preferirei essere orizzontale”) e sì, anche Caparezza, quando in “Ti fa stare bene” martella: “Sono tutti in gara e rallento, fino a stare fuori dal tempo./Superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene”.  Aggiungo che sfogliando l’albo a un certo punto c’è un espediente che stimola a rallentare la lettura, e questo l’ho trovato geniale.

Altri albi che si impongono alla memoria sono “L’infelice”, “Il cuoco mascherato” e “La testa di Pasquino”. Il primo propone una declinazione ingegnosa dell’ Effetto farfalla (“Può, il batter d’ali di una farfalla in Brasile, provocare un tornado in Texas?”) e di tutte le sue devastanti possibili conseguenze, il secondo è una gustosa (è il caso di dirlo) metafora culinaria degli ingredienti e soprattutto del tempo di lavorazione necessario per costruire personaggi, fabbricare storie, con l’effetto di stuzzicare l’appetito nel lettore che brama cibo per lo stomaco e per la mente. Il terzo, “La testa di Pasquino“, mi ha ricordato in un punto Le baccanti di Euripide come archetipo dell’autoinganno, in un altro punto invece Nell’anno del signore, pellicola di Luigi Magni, regista e sceneggiatore di cui io sono fan di lunga data (anche in altre occasioni la serie mi ha ricordato Magni, com’è naturale, dato che quest’ultimo è il grande cantore di Roma e in particolare della Roma papalina). Certo, quest’albo si distanzia da Euripide e da Magni, perché presenta uno specifico timbro autoriale anche grazie a un tocco surreale che qua e là fa capolino nella serie, e in questa occasione ci conduce attraverso le allucinazioni dei personaggi: cosa è vero, cosa non lo è, quanto tempo è già passato e dove e quando? Il tempo e lo spazio sono categorie che vengono messe alla prova in Mercurio Loi, serie in cui è facile perdersi mentre divaghiamo. Ma il tempo sottratto all’azione è il tempo in cui troviamo noi stessi. Ergo, tempo guadagnato. 

Ancora più dei singoli albi, è il gusto della narrazione quello che emerge con chiarezza dalla lettura.

E tante cose a questo punto dovrei menzionare, come le bellissime soggettive in apertura del primo e dell’ultimo volume (e anche nel numero 8, “Il colore giallo”, che segna la metà della serie), però in generale tutte le prime pagine dei volumi sono memorabili: tattili (“La legge del contrappasso”), placide e visive (“Il piccolo palcoscenico”), gustose (“Il cuoco mascherato”), rumorose (“L’infelice”, “Una settimana come tante”), poetiche (“La testa di Pasquino”), mimetiche (“La somiglianza con una scimmia”), in medias res (“Il circolo degli intelligentissimi”, “Tempo di notte”).

I personaggi pure presentano psicologie complesse tradotte in azioni e dialoghi poco prevedibili e parecchio intriganti (come il rapporto tra Enrica e Mercurio in “Ciao, Core”). Se cerchiamo la prima apparizione del protagonista, la troviamo a pag. 22 del numero uno: Mercurio si trova a testa in giù, torturato dall’antagonista Tarcisio. Un eroe capovolto. Chi leggerà gli albi, non tarderà a vedere in lui un eroe dal pensiero laterale e, ancora una volta, poco prevedibile. Anche gli altri personaggi si ritagliano un loro preciso spazio nella memoria: la “spalla” Ottone, che fin dall’inizio porta il marchio della propria maledizione, Belforte, il colonnello silenzioso, Galatea, enigmatica bambina prodigio… persino Adelchi, il barbiere di Mercurio, è speciale. Lo sono tutti, come tutti risultano, dopo la lettura dell’intera serie, duplici.

E poi c’è lei… Roma. Roma del coprifuoco, Roma sui tetti a perdifiato, all’aperto nei fori, e giù nei sotterranei delle associazioni segrete. Roma carbonara, Roma di Pasquino, Roma degli assassini mascherati in cerca di giustizia, Roma del carnevale, Roma del Papa Re. E tutto questo è un valore aggiunto: essendo io fan di Luigi Magni, un fumetto ambientato nella Roma papalina per me equivale a un invito a nozze.

Pur ambientato nell’Ottocento, Mercurio Loi comunque non è un romanzo storico e neanche un fumetto d’azione, nonostante di azione ce ne sia. Veramente, pur essendo un fumetto, ho qualche difficoltà a definirlo “solo” un fumetto. La sensazione che ho provato leggendo è la medesima sperimentata durante gli anni novanta, mentre mi nutrivo di Dylan Dog. Credo che la definizione più calzante sia quella di viaggio.

Mercurio Loi è il viaggio che non ti aspetti, quando il cammino si apre a diverse possibilità (“A passeggio per Roma”) e non è sicuro che da qualche parte ci attenda una meta, o forse sì ma il punto non è quello.

Il punto è che questo viaggio è irrinunciabile. 

24 Marzo 2019 – La Musa dimenticata al Be Comics!

Domenica 24 Marzo 2019 sarò al Be Comics!, fiera del fumetto di Padova, per una signing session. Naturalmente, è possibile trovare entrambi i volumi della Musa dimenticata, in fiera e in anteprima. Adesivi e stampe in omaggio per chi si presenterà ad acquistare i volumi! Continua a leggere

21 Marzo 2019 – Incontro in Salaborsa (Disognando), Bologna, ore 17.30

La Musa dimenticata, art by Deda Daniels

Adattare un capolavoro, omaggiare un maestro 

Il 21 Marzo 2019, nella Sala Incontri della Biblioteca Salaborsa (Bologna), ore 17.30, parlerò per un paio d’orette di sceneggiatura, mostrando il “dietro le quinte” di due volumi: Salomè, disegnato da Silvia Vanni (Kleiner Flug) e La Musa dimenticata, disegnato da Deda Daniels (Hazard/BD). L’incontro è inserito nell’iniziativa Disognando, ciclo di incontri con gli autori (sceneggiatori e/o illustratori) che parlano del loro mestiere. Se potete, siateci!

Shoujo Manga Outline – Blog

Dai primi anni del Duemila collaboro a un sito sugli shoujo manga, ossia i fumetti giapponesi per ragazze, che è stato per tanto tempo un punto di riferimento per appassionati e addetti al settore. Il sito è fermo da un po’ e con santa pazienza sto trasferendo i contenuti su un blog, perché ritengo che le review e il materiale reperibile nel sito possa ancora essere di utilità a qualcuno. Se vi va di sbirciare, cliccate sull’immagine SMO!

La Musa dimenticata -volume 2 – Cartoomics 2019

Il secondo volume della Musa dimenticata sarà disponibile a partire da Marzo in libreria (edizioni BD), e in anteprima a Cartoomics (Milano, 8-9-10 Marzo).  Le autrici (Emy e Deda) sono ospiti della manifestazione.
Ecco il trailer del secondo volume. Se potete, passate a fare un saluto! 

Sito ufficiale

Pagina dedicata Facebook

Quando la paura diventa un mostro…

Il 26 Ottobre 2018 ho partecipato a un progetto sulla paura destinato alle scuole elementari.

Ho avuto la possibilità di parlare sia di Frankenstein di Mary Shelley che di Freccia Senzapaura. Non avevo molta fiducia che un romanzo come Frankenstein potesse essere presentato a dei lettori così giovani… e invece un’ottantina di bambini ha capito entrambe le storie e, sulla base delle mie indicazioni, dato un volto ai mostri nati dalle paure. Poi hanno inventato un nome e trovato i modi per cercare di sconfiggerli.

Dire che è stato bellissimo non rende l’idea. Ecco alcuni dei loro lavori ♥️
Grazie alle bravissime maestre, all’appassionata e appassionante Chiara Federico e all’iniziativa “Libriamoci”.

            

Work in regress

Il locale è saturo del puzzo di alcool e di fumo appiccicato ai vestiti. Mi dirigo verso il bancone e lui è sempre lì, ad aspettare. Barba lunga e occhi stanchi, una giacca buona per l’inverno e per l’estate. Lenny siede al solito posto del solito pub sgangherato. Dicono che un tempo sia stato uno scrittore. Ora è soltanto Lenny. Il vecchio Lenny. Ha appeso la penna al chiodo e nessuno sa bene cosa faccia adesso, a parte bere e aspettare.

Aspettare cosa? Gli ho chiesto una volta.

Lui ha detto: Che finisca il tempo dell’attesa. O forse ha detto: Che finisca il tempo. O era “Che finisca” e basta? Continua a leggere